Il Popolo del Libro

Ovvero: novità editoriali (scelte in base al mio (in)sindacabile giudizio e solo dopo che le abbia lette) che parlano di ebrei, ebraismo, Israele, Palestina e quant’altro.

1. Gary Shteyngart, ABSURDISTAN, Parma, Edizioni Guanda, 2007.

Secondo romanzo di un giovane scrittore ebreo statunitense di origine russa. Un viaggio “absurdo” nella Russia post-sovietica, tra milionari corrotti e umorismo ebraico, incentrato sulla figura del malinconico Misha Vainberg, figlio del 1238esimo uomo più ricco di Russia. “La grande tradizione fantastico-satirica russa, da Gogol’ a Bulgakov….a Shteyngart” (New York Times).

2. Suad Amiry, NIENTE SESSO IN CITTA’, Milano, Feltrinelli, 2007.

Il racconto di un gruppo di donne sull’orlo della menopausa che si riuniscono periodicamente in un ristorante di Ramallah alla vigilia del trionfo elettorale di Hamas. Le storie vere dell’universo femminile palestinese alla (ri)scoperta dell’identità di genere, tra femminismo, lotta politica e il conflitto israelo-palestinese. Una lettura che apre una prospettiva troppo spesso dimenticata del conflitto, quella delle donne e della loro vita quotidiana.

3. Michael Gluzman, HA GUF HA TZIONI. LEUMIYIUT, MIGDAR U-MINIYUT BA-SIFRUT HA-IVRIT HA-CHADASHAH (”THE ZIONIST BODY. NATIONALISM, GENDER AND SEXUALITY IN MODERN HEBREW LITERATURE”), Tel Aviv, Ha kibbutz Ha meuchad, 2007.

Va beh, il libro è in ebraico. Non lo segnalo per fare lo sborone e sentirmi dire “ah che bravo, leggi in ebraico” ma perché è davvero un bel libro e vale la pena anche solo leggere il capitolo introduttivo. L’autore insegna all’Università di Tel Aviv e in questo saggio analizza alcuni casi di letteratura ebraica, da Altneueland di Herzl, a Yosef Chaim Brenner, fino ad arrivare a David Grossman attraverso un’ottica di genere. Dunque il corpo e le sue rappresentazioni tra sionismo e letteratura. Davvero l’ultimissima novità nel campo della critica letteraria israeliana che si ispira ai cultural studies e, in parte, al discorso post-sionista. Per gli appassionati (cioé io stesso e pochi altri) un vero e proprio must.

Volevo inserire dei link sui libri ma non riesco a capire come si fa. Sono ufficialmente un medievale.

Warshawski

care e cari!

questo è un articolo che Warschawski ha pubblicato sul suo blog. Riguarda la conferenza di Annapolis: incontro di pace o conferenza di guerra?

warshawski 23/10/07

Trovo che la sua analisi sia sempre terribilmente lucida. Vale la pena leggerlo!

chiara

(spero che funzioni: è la prima volta in vita che scrivo su un blog! il nostro blooooog!)

Un po’ di link

Carissimi!

Ho aggiunto alcuni link a siti che trovo interessanti e utili.

JSTOR raccoglie articoli di moltissime riviste, ma é utilizzabile solo dalle biblioteche delle universitá o degli enti convenzionati (a Venezia penso dalle Zattere e in Querini, bisogna provare!).

Questo semestre seguiró un bel po’ di corsi! Per quanto riguarda il mondo arabo: l’Islam nella poesia araba del settimo secolo, l’ immagine della donna nel cinema arabo, statica e dinamica dei gender roles (…in italiano?) nella letteratura palestinese, Utopie nella letteratura araba, dissenso politico nella poesia contemporanea araba, iconografia islamica.

Per quanto riguarda il mondo ebraico: la figura del diavolo nella storia ebraica, lettura del Talmud, conversazione ebraica, donne nella politica e nella storiografia nell’epoca del secondo tempio, Ladino (la lingua degli ebrei sefarditi).

Bene, ora che li vedo tutti scritti in lingua madre, mi rendo conto che avró un po’ di lavoro da sbrigare….ma va bene cosí (la canzone “Senza parole” di Vasco scandisce le mie giornate).

In bocca al lupo a chi si sta per laureare, ma anche a tutti gli altri!

Da una pallida Berlino autunnale,

A nna

Through the barricades (1)

Con piacere il nostro blog inizia a navigare in Rete. Ho esitato a scrivere ma, dato che la Roby ha ormai definitivamente “aperto le danze”, aggiungo anche la mia voce. Fino ad ora sono state postate segnalazioni di conferenze o eventi legati al Medio Oriente e a Israele/Palestina. Lo spazio che vorrei ritagliare per me su San Polo 2035 è piuttosto quello di stimolare un dibattito, proporre un’opinione (la mia) e suscitare reazioni in chi legge.

Noto con piacere, visto che sono e mi considero un ebraista, che l’argomento Israele/Palestina è molto gettonato. Ho navigato un pochino sui blog segnalati qui a latere. E mi permetto di fare alcune considerazioni:

1. sul blog di Kelebek si trova segnalato l’appello “Gaza vivrà”. Firmato da intellettuali e esponenti della famigerata “società civile”, in esso si paragona - a mio parere in modo del tutto inappropriato - la difficilissima situazione di Gaza ai campi di concentramento nazisti. Si fanno poi altre considerazioni su coloni israeliani “armati fino ai denti”. Ora, lungi da me difendere i coloni ma probabilmente una riflessione meno partigiana e più scientifica su chi sono e cosa fanno i coloni israeliani, sia quelli che erano a Gaza che quelli in West Bank, sarebbe auspicabile. Sarebbe bene riflettere meglio su che cos’è Gush Emunim, sulla differenza tra”religious settlers” e “economic settlers” e via discorrendo. Sui legami (se ci sono e quali sono) tra (ultra)ortodossia ebraica, ideologia della Grande Israele e la colonizzazione di Samaria e Giudea.

2. A luglio ero in Israele per alcune settimane per fare ricerche per la tesi di laurea specialistica. Ho incontrato, al di fuori delle mie ricerche che sono su tutt’altro argomento, parecchie persone che lavorano per UN, varie Ong, oltre che giornalisti italiani (sia tv che di carta stampata). Sono stato a Ramallah, ho incontrato un palestinese funzionario UNRWA, ho partecipato ad un’installazione artistica di fronte alla barriera di separazione ad Abu Dis. Ho incontrato israeliani attivisti di associazioni pacifiste che si battono per il rispetto dei diritti umani eccetera. Tutto questo preambolo per dire che se vogliamo parlare di conflitto israelo-palestinese, dobbiamo tener conto della grandissima varietà di aspetti che contiene al suo interno. Guardare sia ai palestinesi che agli israeliani in modo critico, senza pregiudizi di alcun genere.

Non esiste un’occupazione militare che sia più “umana” di un’altra, come con qualche ingenuità pensavano i leader israeliani subito dopo il ‘67. Ma neppure esiste giustificazione per le forme di terrorismo suicida contro civili israeliani. E non tiriamo fuori la storia che “se io vivessi in un campo profughi per 60 anni, non avrei nulla da perdere e mi farei saltare in aria”. Non è vero.

Insomma, proviamo tutti - ognuno col proprio percorso personale e culturale - ad andare “through the barricades” come cantavano vent’anni fa gli Spandau Ballet. Oltre le barricate, dentro le barricate. Perché è l’unico modo per offrire un contributo sostanziale ad un dibattito serio.

E così ho scritto il mio primo post.

Dario.

Palestina: altre forme di resistenza

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“Il modello Bil’in”

In occasione della 10a edizione del Festival CinemAmbiente
“Bil’in Habibti” (Bil’in my love)
diretto da
Shai Carmeli Pollak
( Versione Originale Arabo/Ebraico-Sottotitoli Italiano )

Mercoledi’ 17 ottobre
(dalle ore 18 alle 20.30)
Politecnico Fandango
via Tiepolo 13/a-Roma

(i n g r e s s o a s o t t o s c r i z i o n e l i b e r a)

Saranno presenti alla proiezione:
Shai Carmeli Pollak Regista - Anarchici israeliani contro il muro
Muhammad Al-Khatib e Ibrahim Burnat - Comitato popolare del villaggio di Bil’in (Palestina)
Da più di due anni gli abitanti del villaggio palestinese di Bil’in con il supporto di attivisti israeliani e internazionali manifestano contro l’avanzata del muro di separazione israeliano che minaccia di espropiare tutte le terre coltivabili del villaggio. Il regista israeliano Shai Carmeli Pollak, è tra di loro a documentare con la propria telecamera questa azione di protesta spontanea.
Il film presenta il rapporto straordinario creatosi tra gli abitanti e un gruppo di attivisti israeliani. Il conflitto che nasce tra Shai e i soldati israeliani incaricati di reprimere le manifestazioni, non è solo quello fra regista e soggetti ripresi, ma è anche il conflitto fra un soldato diventato pacifista e l’intero sistema militare.

promuovono:


Associazione per la Pace
Amnesty International
Festival CinemAmbiente
Centro Internazionale Crocevia - CIC
Ticho Film
Associazione Culturale Aktivamente
Servizio Civile Internazionale
FIOM-CGIL Ufficio Internazionale
Un ponte per…


Informazioni sul documentario


BIL’IN HABIBTI
Bil’in My Love
Bil’in amore mio

Israele, 2006, col., video, 84’
Regia: Shai Carmeli Pollak
Sceneggiatura: Shai Carmeli Pollak
Fotografia: Shai Carmeli Pollak
Suono: Itzik Cohen, Ereal Miloh
Montaggio: Amos Ponger, Tanya Raikhlin
Produzione: Claudia Levin / Claudius Films

Shai Carmeli Pollak, nato nel 1968 e cresciuto a Jaffa, si è laureato presso l’Università di Tel Aviv, dove ha studiato produzione cinematografica e televisiva. In passato ha diretto i cortometraggi comici Ready for Love (1993) e The Slimy Gang (1997), la serie televisiva Zbeng (1998/1999), l’opera teatrale Abrahmov (2000) e la serie animata Zolgar & Pupkin Conquer the World (2001/2002). Bil’in Habibti è il suo primo documentario.
Dichiarazione del regista:
“Sono andato a Bil’in non in veste di filmmaker, ma come attivista, per partecipare alla protesta contro l’esproprio dovuto alla costruzione della barriera di separazione. Per un anno e mezzo ho usato la telecamera per documentare i momenti di sconforto e speranza, di pericolo e coraggio e la nascita di una reale collaborazione tra palestinesi e israeliani. Durante questo periodo il villaggio è diventato il simbolo della lotta unitaria contro il muro e l’occupazione”.


Festival e premi
Rotterdam International Film Festival 2007: Honorable Mention Movies That Matter Award; The Jerusalem International Film Festival 2006; Visions Du Réel 2007; Seoul Human Rights Film Festival 2007; Toronto Jewish FF 007; Amnesty International Film Festival: Movies that Matter Foundation 2007; Palestine FF 2007; Peacetime Foundation of Taiwan 2007; Cinema Utopia FF 2007; Voices Forward Film Festival 2007; Sarajevo Film Festival 2007; Uhuru Productions / 3 Continental FF 2007


per informazioni e trailer sul documentario: http://www.tichofilm.com/scheda.php?id=28#

Il villaggio di Bil’in (www.bilin-village.org)


“Bil’in e’ una strada, anzi due.
 Una strada e’ quella attorno alla quale si snodano le case del villaggio, l’altra, poco piu’ a valle e’ il tracciato del muro, con le sue torrette di osservazione, il recinto elettrificato, la fascia di sicurezza sui due lati e poco oltre l’insediamento in espansione. 
Bil’in e’ un paese, anzi due.
 Il piccolo paese che vive di agricoltura e pastorizia fino a pochi anni fa garantiva ai suoi abitanti un relativo benessere economico, determinato anche dalla vicinanza con Ramallah, grosso centro urbano dove vendere i prodotti; e poco piu’ ad ovest, oltre il muro un’atro paese, Modi’in Illit con i suoi palazzoni bianchi in costruzione, piscine e giardinetti. Un paese abitato da gente diversa, per lingua cultura e religione, un paese abitato da ladri di terre e di risorse. Bil’in e’ un simbolo, anzi due.
 E’ il simbolo di una resistenza diversa, non-violenta ma determinata, me e’ anche il simbolo di un potere occupante arrogante, che procede sulla strada dell’esproprio e delle violazioni del diritto internazionale, ignorando le proteste e le legittime richieste degli abitanti di quelle terre, e’ triste constatare come il muro a Bil’in e’ andato avanti nonostante questi due anni di manifestazioni.
 Bil’in e’ un popolo in lotta, anzi due con gli israeliani, anzi tre se contiamo anche le centinaia di internazionali che in questi anni hanno partecipato alle manifestazioni. Una lotta che non nasce da indicazioni politiche arrivate dall’alto o da gruppi di potere piu’ o meno religiosi che usano la lotta dei palestinesi in modo strumentale ai propri fini, e’ una lotta spontanea che nasce dalle esigenze primarie di una comunita’: difendere la propria terra, spesso unica fonte di sostentamento.
 Bil’in e’ una manifestazione, anzi sono le cento manifestazioni di questi due anni…
”


Breve storia del movimento contro il muro a Bil’in: http://www.assopace.org/news.php?id=128

Nel settembre del 2007 due piccole vittorie:

1) la corte suprema israeliana dichiara illegale il tracciato del muro in costruzione nei pressi di BIl’in http://www.maannews.net/en/index.php?opr=ShowDetails&ID=25145

2) Boaz Yona, Presidente del Consiglio di amministrazione della Heftisba, (la maggiore azienda israeliana costruttrice di colonie), viene arrestato in Italia in seguito ad un mandato di cattura internazionale con l’accusa di bancarotta fraudolenta http://www.assopace.org/news.php?id=200

Presentazione del libro fotografico “Occupazione” martedì 23 ottobre, alle ore 17.30 presso la sede della Comunità Cristiana di base “S. Paolo” - Roma

Presentazione del libro fotografico “Occupazione”

di Michele Trotter e Pietro Luzzati - Edizioni “Ombre Corte”

organizzata da

Associazione AMLRP, Comunità Cristiana di base “S. Paolo”, Rete ECO (Ebrei contro l´occupazione) , Comunità Palestinese di Roma e del Lazio, Soccorso Sociale per i Palesinesi

martedì 23 ottobre, alle ore 17.30

presso la sede della Comunità Cristiana di base “S. Paolo”

Via Ostiense, 152 - Roma

Un libro fotografico sulla vita quotidiana ad Hebron, foto scattate dai fotografi Michele Trotter e Pietro Luzzati, edizioni “Ombre corte” il libro è stato curato dalla rete Eco (Ebrei contro l’occupazione) e dal “Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese” .

Nel corso della serata, oltre alla presentazione del libro a cui saranno presenti i due fotografi, saranno proiettati video e filmati ed a seguire è previsto un breve dibattito sul tema:

Introduce: Don Giovanni Franzoni, Comunità S.Paolo

Proiezione del Reportage DVD “Bedu” di Pietro Luzzato

Intervengono: Michele Trotter e Pietro Luzzati, gli autori del libro

Samir Al Qaryouti. Presidente Comunità palestinese di Roma e del Lazio

Miriam Marino: Associazione ECO (Ebrei contro l’occupazione)

Conclude: Sen. Raniero La Valle, Giornalista. scrittore, fondatore Ass. Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese.

I proventi della vendita serviranno del libro saranno devoluti in favore di un progetto di un ambulatorio nel villaggio palestinese di Marda, che tanto ECO, quanto il “Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese” che hanno curato il libro, hanno in corso. La storia di Marda è quella di tanti villaggi palestinesi: confisca di terre, accerchiamento dei coloni, bypass roads, barriere metalliche che circondano il villaggio ad ovest e a nord, e infine il muro che completa l’accerchiamento da sud. Ora Marda è all’interno di un’enclave con un unico accesso sul versante est controllato dai militari israeliani mediante un cancello metallico. Per gli abitanti di Marda, dopo la costruzione del muro è diventata un’impresa raggiungere un presidio medico, per questo “Il comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese” di Torino e la rete Eco raccogliendo l’appello lanciato nel 2006 da una ong palestinese che si occupa di questioni sanitarie e collabora con un’organizzazione israeliana contro l’occupazione “Physicians for Human Rights” con il contributo della regione Piemonte ha dato via al progetto “Migliorare la salute delle mamme e dei bambini a Marda” per aprire un ambulatorio che faccia fronte alle prime esigenze sanitarie. I proventi del libro serviranno a coprire l’acquisto di farmaci e materiale di consumo per l’ambulatorio.

Sarà allestita una mostra fotografica e una mostra di artigianato palestinese.

Spero di vedervi numerosi, considerato il nobile obiettivo degli autori e di quanti si prefiggono lo scopo di migliorare la vita quotidiana del popolo palestinese.

Dr. Yousef Salman

Delegato della Mezza Luna Rossa Palestinese in Italia

Cell.: 347 9013013

www.palestineRCS. ORG

Dichiarazioni dell’inviato ONU John Dugard sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi

Ricevo e inoltro.

Le sottolineature in neretto sono mie aggiunte!

Roberta

Care tutte e tutti,

vi invio un’altra dichiarazione del grande e coraggioso John Dugard, di cui sono davvero fiera di essere amica. Anche se mi sembra cosi’ buffo dover dire coraggioso a qualcuno che semplicemente dice la verità, a qualcuno che nell’organizzazione internazionale che dovrebbe difendere i diritti umani semplicemente lo fa.

Ad ogni modo oggi almeno sono un po’ contenta.

Un abbraccio

Luisa Morgantini (*)

Da Ha’aretz, 15 Ottobre 2007

Inviato esorta l’ONU a lasciare il Quartetto mancanza di considerazione di diritti umani del rispetto dei diritti umani


“Le Nazioni Unite dovrebbero abbandonare il Quartetto per il Medio Oriente a meno che il gruppo non inizi a prendere in seria considerazione il rispetto dei diritti umani dei Palestinesi” - così ha dichiarato un inviato ONU ieri.

John Dugard, inviato ONU e Rapporteur speciale sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi, ha dichiarato alla BBC – che l’ONU non fa bene a rimanere nel gruppo del Quartetto composto appunto da Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Nazioni Unite.

“Nel mio recente rapporto all’Assemblea Generale (…) suggerirò al Segretario Generale di “ritirare” le Nazioni Unite dal Quartetto, se esso continua a fallire nel dare giusta considerazione al rispetto dei diritti umani nei Territori Palestinesi , ha affermato Dugard.

Non è stato possibile raggiungere subito Dugard – che presenterà il rapporto il prossimo mese - per un commento a caldo.

Il Sudafricano che è in servizio dal 2001, dice che i checkpoint dell’Esercito di Difesa Israeliana nei Territori Occupati hanno diviso il territorio in bantustan e reso la vita dei Palestinesi miserevole.

L’Esercito Israeliano dichiara ai suoi network che i checkpoints, che i palestinesi definiscono punizioni collettive, sono necessari a fermare gli attacchi suicidi.

I commenti di Dugard echeggiano come brucianti accuse proprio perché fatte da un formale inviato dell’ONU in Medio Oriente, che a giugno – dopo aver lasciato la regione - aveva a dichiarato di che la politica dell’ONU nella regione è stata fallimentare perché sottomessa agli interessi di USA e Israele.

Alvaro De Soto ha rimproverato al Quartetto di aver deluso i Palestinesi e ha chiesto anche lui al Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki moon di “riconsiderare seriamente” la membership delle Nazioni Unite nel gruppo.

Dugard ha dichiarato che il Quartetto è stato fortemente influenzato dagli USA e ha espressamente criticato le potenze occidentali per aver appoggiato la fazione Fatah mentre operava un “invalidante” boicottaggio del gruppo islamico di Hamas.
La comunità internazionale ha dato il suo supporto quasi completamente ad unica fazione, quella di Fatah, - ha dichiarato - non è questo il ruolo che l’ONU dovrebbe avere.

Dugard è stato scettico sul fatto che la conferenza di pace sponsorizzata dagli USA che si svolgerà nel Maryland il prossimo mese, porterà dei frutti nella costruzione di ponti tra Israeliani e Palestinesi, con la creazione di uno Stato Palestinese.

Ha messo in guardia rispetto alle serie conseguenze che potranno esserci se non vengono esaudite le aspettative, sollevando l’ipotesi di una terza Intifada contro Israele.

(*) Vice Presidente del Parlamento Europeo (GUE/NGL)

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