Passaggio in Yemen (1)
30 Novembre 2007 a 9:57 am (Opinioni, Viaggi)
Come promesso, eccomi tornato sul blog per raccontarvi del mio recentissimo viaggio in Yemen: una settimana intensa tra Sana’a, ciò che resta dell’ebraismo yemenita e le antiche rovine sabee di Marib. Io, insieme con tre fantastiche compagne di viaggio, abbiamo viaggiato tra la capitale, dove avevamo l’albergo, e i villaggi a nord e nord-est di Sana’a, guidati da un simpatico autista yemenita, Ali, nostra guida durante le gite “fuori porta”.Sana’a è una città bellissima, davvero particolare e affascinante. Il suq e la medina, i palazzi antichi patrimoni dell’Unesco, caravanserragli ancora in funzione, ristorantini dove mangiare seduti per terra (e senza posate, che in Yemen non esistono o quasi). Per non dire dei villaggi vicini: Kaukaban, Shibam, Thula, borghi abbarbicati a quasi 3000 metri di altezza, pieni di bambini che ti chiedono con ansia “Sura, sura, sura, qalam…..” e tu da bravo turista fai loro una foto, gliela mostri sullo schermo della fotocamera. La bellezza del paesaggio (pur con i prodromi di qualche scempio all’ambiente: ad esempio una sfilza orrenda di tralicci dell’alta tensione nel bel mezzo della valle rocciosa da Sana’a a Marib), dei panorami, contrasta con l’estrema povertà e la sporcizia di molte cittadine. Bambini che vivono in mezzo alla strada, strade completamente dissestate, fogne a cielo aperto o pressappoco.Marib, a circa 300 km da Sana’a, è la città che circa 3000 anni fa fu la capitale del grandioso regno dei Sabei (da cui la regina di Saba). Oggi è un villaggio di poche case, in una delle zone più difficili e pericolose dello Yemen, soggetta a continue lotte tribali. La visita alla famosa diga di Marib e alle rovine sabee nel deserto avviene stando sempre scortati da un’auto della polizia, intorno alla città poi giravano tantissime jeep militari, camionette con mitragliere, persino un carro armato. Per non dire della quantità di fucili e armi che vedevi indosso agli uomini e ragazzini.Una cosa che mi ha molto colpito è che TUTTi e dico TUTTi masticano in continuazione questa specie di erba - droga leggera che è il qat. Da dopo pranzo fino a sera tutti sono sdraiati nei bar, nei negozi, nel suq, ovunque e masticano arrivando ad avere in bocca delle palle di qat di dimensioni inimmaginabili che rendono del tutto impossibile a me che già fatico con la lingua araba in situazioni normali, qualsiasi tipo di conversazione. Al contempo secondo noi il qat favoriva la contrattazione nel suq, quindi se volete fare shopping andate al mercato dopo pranzo quando i venditori sono già un po’ rintronati dalla masticazione e avrete prezzi più vantaggiosi.Poi le donne, TUTTE completamente velate con questi enormi veli neri che coprono tutto il corpo e lasciano visibili solo gli occhi. Quando vedevamo un volto femminile scoperto, pur circondato da una massa nera sui capelli e il resto del corpo, sembrava già chissa quale conquista. Una ragazza italiana, ex càcappelliana, che è lì alcuni mesi per lavoro ci ha spiegato che da dopo la 1a guerra del Golfo e poi ovviamente negli ultimi anni, in Yemen è in atto un deciso processo di radicalizzazione dell’Islam che prima, pur essendo sempre una società tradizionale e abbastanza conservatrice, era molto meno pressante. Si vede sui volti delle donne, si percepisce osservando la quantità di persone che il venerdì corrono verso la Grande Moschea per pregare, si sentiva nella rabbia e nel fervore coi quali i muezzin chiamavano alla preghiera: un adhan ben diverso dalle melodie maghrebine o dai richiami mistici di Gerusalemme.Dario.- Fine della prima parte -