Che cos’è successo a Nahr al-Bared?
12 novembre 2007
Incontro con:
-Elias Khouri, uno dei più grandi romanzieri arabi e responsabile del supplemento letterario del quotidiano libanese al-Nahar, da sempre in prima linea per la causa palestinese e tra i fondatori della “Sinistra democratica” libanese;
- Bernard Rougier, maître de conférence in Scienze Politiche all’università di Clermont-Ferrand e autore del libro “Il Jihad al quotidiano”, opera di riferimento sul jihadismo in ambiente palestinese [nonché mio prof di "Epistemologia applicata al mondo arabo", metodologie di analisi politica del mondo arabo].
Modera il professor Gilles Kepel, direttore del dipartimento di Mondo arabo-musulmano di Sciences Politiques-Paris.
AVVERTENZA: quanto segue è una riscrittura-traduzione dai miei appunti…con tutti i buchi del caso: informazioni che mi sono persa a causa del francese o passaggi dell’analisi che non ho capito. Scriverò solo quello che sono certa di aver capito e indicherò con abbondanti punti di domanda i punti rimasti oscuri.
Anche i grassetti, le virgolette e la divisione in paragrafi sono opera mia.
Riporto solo quello che hanno detto i due conferenzieri: i miei commenti (pochissimi) sono tra parentesi quadre.
Buona lettura,
baci chiarapette
G. KEPEL:
Il campo palestinese di Nahr al-Bared, nel nord del Libano è stato teatro negli ultimi mesi degli scontri più violenti conosciuti dal paese da dopo la fine ufficiale della guerra civile nel 1991. Tra il 20 maggio e il 2 settembre 2007, 168 militari e 222 miliziani di Fatah al-Islam sono caduti nel corso di combattimenti accaniti che hanno causato l’evacuzione della popolazione, la distruzione parziale e, da ultimo la resa, di questo campo di rifugiati.
Sono numerosi gli interrogativi che persistono sulla natura stessa di Fatah al-Islam, il suo metodo di reclutamento, il suo progetto jihadista e le sue reti regionali. Al di là della sfida lanciata allo Stato libanese, Nahr al-Bared pone più in generale la questione del sunnismo rivoluzionario in Medio Oriente, del suo futuro e dei suoi limiti.
Dall’assassinio di Rafiq al-Hariri ad oggi i sunniti libanesi hanno vissuto un declino del loro potere. Fatah al-Islam rappresenta in qualche modo il tentativo sunnita di riacquisire un certo peso politico di fronte alla forza sciita di Hizbollah.
E. KHOURI:
La politica libanese vive oggi un’epoca di impasse totale e la società libanese, un momento di grande sfiducia.
Gli avvenimenti di Nahr al-Bared hanno dato origine ad una varietà e moltitudine di interpretazioni discordanti in seno all’opinione pubblica libanese. Come spiegare questo fenomeno?
L’unicum di Nahr al-Bared.
La vicenda di Nahr al-Bared segna una linea di rottura: è la prima volta nella storia palestinese dal 1948 che dei rifugiati palestinesi lasciano un loro campo. Anche nel 1976, quando le forze fasciste libanesi assassinarono 3000 palestinesi a Tell Za’atar, gli abitanti del campo non se ne andarono ma furono cacciati con la forza dai miliziani. Persino a Sabra e Chatila, dove nel 1982 i falangisti massacrarono migliaia di civili disarmati, gli abitanti del campo non se andarono.
Se gli abitanti di Nahr al-Bared non avessero lasciato il campo, per l’esercito libanese sarebbe stato quasi impossibile penetrarvi.
Perché se ne sono andati?
L’origine siriana di Fatah al-Islam.
La politica siriana in Libano negli anni Settanta é stata chiaramente mirata alla distruzione l’OLP. Durante la guerra civile libanese è stata la Siria a dominare lo sapzio libanese, soprattutto a nord, ma anche a Beirut e, in concorrenza con l’OLP, a sud. E’ in quel quadro che nacque Fatah al-Intifada. Con il sostegno strategico e militare della Siria e delle forze siriane all’interno dei campi palestinesi, Fatah al-Intifada raccolse attorno a sé le forze anti-Arafat e i militari [palestinesi??? giordani??? giordano-palestinesi???] che avevano lasciato l’esercito giordano in seguito a Settembre nero. Fatah al-Intifada arrivò ben presto a controllare i due campi palestinesi maggiori nel nord del Libano, Baddawi e Nahr al-Bared. Fath al-Islam trova quindi le sue radici in Fath al-Intifada.
Che cos’è Fatah al-Islam? [1]
Fatah al-Islam ha una struttura alla al-Qaida, anche se non ne fa formalmente parte. Bisogna segnalare inoltre che, al contrario di quanto accade con al-Qaida, non esiste alcuna letteratura sul gruppo di Fatah al-Islam, elemento che contribuisce a lasciare nell’ombra le sue caratteristiche così come i suoi obiettivi. Sappiamo che a capo di Fatah al-Islam ci sono sicuramente i servizi segreti siriani, e che altrettanto sicuramente i miliziani di Fatah al-Islam non sono i servizi segreti siriani! Questi ultimi sono piuttosto islamisiti arrivati in Libano passando attraverso la Siria dall’Iraq, facendo cioè il percorso inverso rispetto a quello di tanti miliziani jihadisti, passati attraverso la Siria per entrare in Iraq. [Khouri non dà altre interpretazioni e lascia quindi aperti tutti gli interrogativi su chi sia davvero Fatah al-Islam].
La crisi ideologica palestinese.
La verità messa in luce dalla crisi di Nahr al-Bared è la debolezza dell’OLP e la crisi palestinese diffusa nei territori occupati e nei campi rifugiati. I palestinesi dei campi rifugiati libanesi vivono infatti da tempo nel sentimento che l’OLP li abbia abbandonati.
Oggi si deve parlare ormai di crisi ideologica tra i palestinesi. La sconfitta della seconda intifada e la tragedia irachena hanno aperto un vuoto ideologico negli ambienti palestinesi. Questo vuoto ideologico palestinese lascia il mondo musulmano orfano della sua causa centrale, quella palestinese appunto, e in piena crisi politica, quindi in mano agli islmaismi che si impongono in forme diverse in Iran e in Afghanistan. Allo stesso modo il nazionalismo arabo dell’OLP è soppiantanto da queste forme di jihadismo.
A Nahr al-Bared la gente non voleva Fatah al-Islam, ma non ha fatto niente per evitare che vi si installasse e che arrivasse al conflitto aperto con l’esercito libanese. [A dimostrazione della crisi ideologica e come spiegazione dell'abbandono del campo da parte dei suoi abitanti, v. sopra].
Per concludere, torna a parlare alla situazione politica libanese. La sensazione oggi è diametralmente opposta a quella del 2005, quando la morte di Rafiq al-Hariri ha portato in piazza un milione di libanesi, ed estremamente lontana anche da quella dell’estate 2006, con la “vittoria” su Israele, vittoria sciita ma anche libanese.
Oggi la scena libanese torna ad essere completamente dominata dal fattore confessionale e la grande battaglia politica è quella tra sunniti e sciiti, con Europa (Francia in prima linea) e America impegnate, come fossimo regrediti all’epoca coloniale, a cercare una soluzione alla crisi di questo “piccolo paese di merda” [tra virgolette cito testualmente un Elias Khouri che a questo punto non nasconde più la sua esasperazione nei confronti di questi giochi politici post-coloniali, ma neanche la sua delusione nei confronti del suo stesso paese e della sua politica.]
B.ROUGIER:
Bisogna riconoscerlo: il jihadismo, in ambiente palestinese, è riuscito laddove il nazionalismo arabo non era riuscito. Ha creato una forza armata all’interno di un campo palestinese e ha fatto esplodere la battaglia!
Ma attenzione: a differenza degli anni Sessanta e Settanta in cui la lotta armata costituiva per gli abitanti dei territori e dei campi rifugiati un fattore unificante per una società palestinese altrimenti dispersa, davanti al nemico comune, Israele, oggi vediamo che la lotta armata porta alla frattura sociale (come sta accadendo anche in Iraq).
Dalla causa nazionale alla causa islamista.
Rougier riprende l’analisi di Khouri è sottolinea che il fatto che una forza armata jihadista si sia installata nel mezzo di un campo palestinese senza che nessuno facesse niente per impedirlo, è rivelatore di una profonda crisi identitaria della diaspora palestinese.
La società palestinese della diaspora ha perso le sue radici nazionali condivise e ormai al suo interno coesistono mondi diversi: il nazionalismo classico stile OLP in declino perché screditato dagli accordi di Oslo, da un lato, e i recenti islamismi, più in voga, dall’altro.
Negli ultimi 10-15 anni si è assistito ad una graduale ascesa della predicazione salsfista all’interno dei campi rifugiati, primo fra tutti quello di ‘Aiyn al-Helweh, la “capitale” palestinese in Libano. La predicazione salfista ha messo in atto tutta una strategia politico-sociologico-antropologica per farsi accettare nei campi [???su questo punto mi mancavano completamente le conoscenze di base, visto che non mi sono mai interessata particolarmente di jihadismo]. E’ proprio la predicazione salafista ad aver preparato il terreno all’installazione di una forza armata jihadista all’interno dei campi palestinesi. E’ l’elemento salafista a sollevare i sopsetti di una mano saudita dietro all’azione di Nahr al-Bared.
Che cos’è Fatah al-Islam? [2]
Un gruppo la cui rete di appoggio è tanto varia quanto complessa e difficile da definire: tra i militanti di Fatah al-Islam (che non arrivano alle 2000 unità) si contano infatti una parte dei palestinesi siriani, una parte degli islamisti di Tripoli e una parte dei palestinesi dei campi libanesi.
Fath al-Islam si distingue per l’assenza di un programma politico chiaro [cfr. l'assenza di letteratura su Fatah al-Islam di cui parlava Khouri] e per la rapidità con cui cambia i suoi obiettivi strategici: si è opposta all’ingresso della forza internzionale in Libano [in seguito alla guerra dell'estate 2006]; si oppone a Fatah; si propone l’eliminazione fisica di alcuni letterati libanesi; si propone inoltre di riprodurre a Tripoli la strategia di Nahr al-Bared; è divenuto infine in poco tempo uno dei protagonisti del conflitto inter-confessionale sunnita-sciita a livello regionale.
E.KHOURI:
Interviene per sottolineare che proprio questa vaghezza negli obiettivi politici gli dà ragione di pensare che Fatah al-Islam sia un gruppo manipolato da una forza esterna, probabilmente i servizi segreti siriani.
B.ROUGIER:
Conclude chiarendo che il privilegiare il gioco identitario rispetto a quello strategico è caratteristica prima del jihadismo.
Per emergere Fatah al-Islam ha sfruttato il contesto di conflitto inter-confessionale regionale e la divisione sociale dilagante in ambito palestinese, rappresentata dall’opposizione Hamas-Fatah.
Le domande:
1) La posizione di Hizbollah riguardo ai fatti di Nahr al-Bared?
Khouri:
Hizbollah, in un primo momento, aveva dichiara che Nahr al-Bared rappresentava una “linea rossa” che l’esercito libanese non doveva osar superare entrando nel campo con le armi. Ma quando poi l’esercito libanese è entrato nel campo, Hizbollah ha taciuto. Perché? Probabilmente a causa dell’errore strategico di Fatah al-Islam, che si sarebbe reso responsabile dell’assassinio per sgozzamento di trenta soldati libanesi. [Dà anche un'altra possibile spiegazione del silenzio di Hizbollah legata questa volta agli interessi siriani???...ma non l'ho capita...].
2) Qual è la reazione della società libanese ai fatti di Nahr al-Bared?
Khouri:
Due osservazioni. La prima:l’esercito libanese è uscito da questa vicenda come un elemento di unificazione nazionale. Il lungo periodo su cui si è protratto questo conflitto che poteva essere risolto in poche settimane è servito inoltre a preparare il campo per il generale dell’esercito che, con l’appoggio di Siria ed Hizbollah, diverrà probabilmente presidente della repubblica. La seconda osservazione: Khouri esprime tutta la sua inquietudine davanti al ritorno preoccupante del discorso razzista e fascista nei confronti dei palestinesi in seno alla società libanese, in seguito agli avvenimenti dell’estate passata. Un discorso che, dice, non si sentiva dalla fine degli anni Settanta.
Khouri mette in guardia sulla possibilità che i fatti di Nahr al-Bared si ripetano a Burj al-Brajni [campo di rifugiati palestinesi di Beirut], facendo però esplodere, questa volta irrimediabilmente, le tensioni tra sciiti e sunniti.
Rougier:
La via d’uscita per evitare una recrudescenza del conflitto palestinese in Libano, per evitare in altre parole che la causa palestinese si radicalizzi in senso jihadista, è l’apertura del mercato del lavoro ai palestinesi. Insomma, davanti all’impossibilità di concedere la nazionalità ai palestinesi libanesi, è necessario separare al meno il campo giuridico-sociale da quello politico.
Khouri:
[Conclude con una goggia di saggezza e di speranza, da grande uomo di lettere!]. A livello culturale il jihadismo non è presente, non produce niente. E se non può dominare il campo culturale, non potrà mai dominare il campo politico.
falecius ha detto,
26 Novembre 2007 a 8:00 pm
Bravissima! temo che dovrò citarti in tesi.