per il Sahara Occidentale

Non è ne il primo nè l’ultimo caso di conflitto irrisolto, abbandonato al tempo ed alle inutili risoluzioni ONU ignorate. Mi rendo conto che nelle questioni di “nazionalismo” è giusto non immischiarsi direttamente, mantenere sempre una distanza critica, soprattutto se con i paesi in causa non si ha nulla a che vedere. Ma non è per fare l’impicciona che mi sento rabbrividire all’idea che dopo 33 anni di guerra, azioni diplomatiche, missioni di pace ONU , arresti e violenze, esilio, campi profughi, non solo il Marocco (che è comprensibile, ovvio!) ma l’Europa per prima “dimentichi” a beneficio di qualche contratto commerciale e buoni rapporti con una potenza nordafricana . Ciò di cui si dimentica non sono solo i saharawi parcheggiati in campi profughi in mezzo al deserto (beh! sono pure beduini!… che vogliono? ancora aiuti umanitari???) e d il loro referendum ma pure i principi tanto sbandierati d’autodeterminazione dei popoli (etc etc) e di rispetto delle zone contese con cui è proibito stringere accordi commerciali (il Sahara sotto occupazione marocchina, o sud del Marocco). Se è ingenuo arrabbiarsi ancora per queste (e molte altre…) “dimenticanze”, sarebbe comunque opportuno ricordalo ai nostri governi, primo fra tutti quello Zapatero -che povero ha avuto un’amnesia totale!-; invece le manifestazioni scarseggiano e la questione appare oltre che chiusa pure abbandonata un po da tutti… anche le associazioni di sostegno al popolo saharawi ormai si limitano ad organizzare campi estivi per i bambini in Europa…ma questo aiuta solo a proiettare i saharawi in Europa allontanandoli dalla questione “nazionale”. Non sarà certo compito di nessun europeo doverli rianimare, ma un po di sostegno di fronte a tanta sfacciataggine … Inoltre gli animi si stanno scaldando e data l’impasse di 33 anni nella risoluzione, pare si stiano scocciando e si parla di ritorno alle armi (paragonabile agli Sparpari di Attila il flagello di Dio vs Roma!).

Ora , mi sembra una bella proprosta quella di organizzare una manifestazione lungo il muro [quello costruito dal Marocco per separare la zona occupata, quella "buona" cioè sfruttabile -mare e minerali-, da quella lasciata alla Repubblica Araba Saharawi Indipendente, ovvero pietre e deserto] , un po come un ultimo tentativo di rianimare le speranze di una soluzione pacifica nel rispetto delle risoluzioni internazionali, per dare sostegno alla popolazione saharawi, per dire al Marocco che c’è ancora che si preoccupa di ricordargli i suoi doveri…

Se può interessare, retorica varia a parte – odiosa- vi allego la proposta…e se no direttamente al link:

http://voluntadydeterminacion.blog.com

ANTE LA INJUSTICIA SUFRIDA DURANTE MÁS

DE 32 AÑOS POR EL PUEBLO SAHARAUI

Ante la indignante pasividad de la Comunidad Internacional nosotros y
nosotras hemos
optado por el discurso de la acción. Como miembros de la sociedad
civil, tenemos la
obligación de mostrar al mundo que no compartimos la postura oficial de nuestros
gobernantes de evidente escoramiento al proyecto de crear el Gran
Marruecos, y que
exigimos la celebración del referéndum de autodeterminación aprobado
por la ONU.
Por ello, animamos a todo el mundo a que la próxima Semana Santa (del
17 al 23 de
marzo de 2008) apoye con su presencia en el Sahara Occidental una
movilización que
pasará a la historia. Una movilización de lucha no-violenta. Una movilización
social, que tenga impacto mediático y repercusión política. La Columna de los
1000.
Nosotros y nosotras, corresponsales con nuestros hermanos y hermanas saharauis,
construiremos un muro, el muro de la esperanza. Mil personas uniremos
nuestras manos
formando una cadena humana frente al muro de la vergüenza, un muro de dos mil
kilómetros que separa un territorio y divide un pueblo.
Seremos la Columna de los 1000. 1000 para recordar. 1000 para luchar. 1000 para
esperanzar. 1000 corazones para aprender de la dignidad del Pueblo que
resiste en el
desierto

Queremos hacer todo lo posible para que la responsabilidad de nuestro
país, no sea
enterrada en el espacio de la amnesia colectiva, en el que habitan proyectos
espurios enmascarados por la distancia y las mentiras. Así, nuestro
único deber al
volver de un viaje con tanto peso ético y moral, será contarlo. Cuanta más gente
sepa lo que ocurre en una esquina de la historia de nuestro país, más
posibilidades
tenemos que se produzca un cambio político.
Contamos con el apoyo y aprobación del Frente Polisario, a través de sus
representantes. Es hora de la memoria. Es el momento de la justicia
para el pueblo
saharaui. Hagamos historia juntos.
Mil de todos los lugares. Mil de todas las creencias. Mil buscando
justicia. Mil sin
jefes, ni líderes. La Columna de los 1000 contra las fuerzas del olvido y la
opresión.

¿Estáis preparados?
Voluntad y Determinación

Para más información te recordamos que el día 19 de febrero se
celebrará a las 19h
un acto público en el colegio mayor Chaminade (Metro: Metropolitano.
Madrid) para
todos aquellos que quieran saber más sobre la propuesta de construir un muro de
esperanza realizando los mil una cadena humana delante del muro de Marruecos.
¡Nos encantará contar con tu presencia y poder conocernos antes de
embarcarnos en la
COLUMNA DE LOS 1000!
Confírmanos si finalmente decides acudir a la convocatoria.

voluntadydeterminacion@gmail.com

http://voluntadydeterminacion.blog.com
Telf: 677164008

CEAS-Sáhara
ceas-sahara@ceas-sahara.es
www.saharaindependiente.org

Telf. 91.531.76.04

Ciao a tutti

Salinitra

Nostalgia canaglia

Si avvicina la sessione di laurea di marzo (per la precisione: la prossima settimana e quella dopo ancora). Poco alla volta ciò che resta della “mia”, o meglio della “nostra”, Cà Cappello ha già terminato gli studi, sta per terminarli o lo farà entro l’anno. Molti/e sono già svolazzati verso altri lidi: Parigi, Berlino, la Palestina. E Cà Cappello, ogni volta che vi sono tornato dallo scorso novembre, mi appare sempre più come una casa abbandonata, abitata da nuovi inquilini chiassosi e sconosciuti.

“Nostalgia, nostalgia canaglia/ che ti prende anche quando non vuoi” (Al Bano e Romina, Sanremo 1987).

Dario.

attentato a damasco

Come probabilmente saprete martedì 12 febbraio é stato compiuto un attentato a Damasco.

io e il mio ragazzo stavamo tranquillamente bevendo un thé e fumando un narghile sulla mia terrazza (abito a al-muhagirin, per chi conoscesse Damasco) quando sentiamo un’esplosione molto forte e vediamo una nuvola di fumo levarsi dal luogo dell’esplosione (avvenuta non lontano da Umayyad square). Solo il mattino dopo si é saputo che si trattava di un’attentato: l’esplosione di un’autobomba ha ucciso Imad Mughnia, uno dei piu’ importanti leader di hizbollah, considerato l’ingegnere della guerra del 2006 (nonché accusato dalla CIA di essere l’artefice di molti atti terroristici, come l’attacco all’ambasciata usa a Beirut nel 1982). Subito Hizbollah ha accusato Israele e il giorno seguente durante il funerale di Mughnia (guarda ccaso era pure il terzo anniversario della morte di Hariri) Nasr Allah ha lanciato parole durissime contro Israele (“se é la guerra aperta contro il popolo libanese che vogliono l’avranno”) che comunque nega ogni implicazione con l’attentato.

Non si sa come quando hizbollah venbdicherà questo attentao, ma non ci sono dubbi sul fatto che lo farà. La Siria per il momento non ha ancora dichiarato nulla, forse questo attentato compiuto nella capitale rafforzerà ancora di più il sostegno siriano a hizbollah.

Barbara

Tutta salute

La signora palestinese Maryam Amasj, palestinese (e non israeliana come scrivono i talvolta demenziali giornalisti di “Repubblica”), ha appena compiuto 120 anni. Il segreto della sua longevità? Bere ogni giorno almeno un bicchiere d’olio d’oliva.

Auguri. Baraka allahu fiha (si dice così, vero?).

120

Dario.

Sul boicottaggio a Israele al Salone del Libro di Torino

Ho esitato a scrivere sulla querelle del boicottaggio a Israele in occasione del prossimo Salone del Libro di Torino, che si terrà a maggio 2008. Ho letto molti (troppi….) commenti, editoriali, articoli, ho ascoltato servizi radio e tv, abbiamo iniziato io e altri amici (molti dei quali leggono e scrivono su questo blog – quando se ne ricordano :-) ) una piccola ma interessante discussione via email che in alcuni casi è proseguita telefonicamente (vero, Anna?). Mi sono arrivati appelli di docenti universitari contro il boicottaggio e appelli invece favorevoli al boicottaggio.

Io sono assolutamente contrario. Per molte ragioni: sia perché l’intento del Salone non è affatto di celebrare i 60 anni dello Stato d’Israele, ma di far conoscere una letteratura nazionale e stimolare un dibattito sui temi più ampi che coinvolgono quest’area geografica.Mi sono sinceramente stancato di sottolineare sempre che Israele è anche “altro” rispetto al conflitto, che ha molte più sfaccettature delle quali sarebbe bene tener conto una volta ogni tanto: la condizione femminile, le differenze ashkenaziti e “orientali” (e le differenze interne a questi due gruppi), gli immigrati dall’ex Urss, gli omosessuali, gli arabi israeliani eccetera. Perché boicottare tutto questo?

La letteratura israeliana ha in alcuni casi un intrinseco valore politico ma NON è politica in senso stretto. Non rappresenta nessun governo, neppure quando un singolo scrittore appoggi o contrasti un politico od un partito della Knesset.Dare spazio anche alla controparte palestinese all’interno del Salone per “par condicio” mi sembra del tutto assurdo. E la cosa che mi sconcerta è come ancora una volta si riduca Israele ad un unicum indistinto, privo di alcuna sfumatura.

Non mi pare che gli organizzatori abbiano commesso alcuna gaffe, o abbiano peccato di disattenzione verso gli intellettuali palestinesi e i palestinesi in generale. E mi domando se i cari amici del Pdci, di molti giornali della sinistra appena diventata “arcobaleno”, avrebbero scatenato tutto questo bailamme se anziché Israele al centro del Salone ci fosse stato l’Iran o Cuba o la Cina o la Tunisia. C’è chi parla di apartheid. Chi cita Primo Levi con toni minacciosi, così da far “vergognare” l’intera Israele e tutti i suoi abitanti, come se Israele fosse l’erede morale di non si sa bene chi e che cosa. Io dico solo: attenzione! Non usiamo paragoni impropri, scegliamo con cura le parole.

Ovviamente questa mia riflessione sarà presa, da molti, per il solito discorso filoisraeliano. Ma non è così. Sono stato a Ramallah, a Hebron. So qual è la situazione perché l’ho vista coi miei occhi. Non c’è bisogno che nessuno me lo rammenti. Ma da grande amante, da appassionato amante della letteratura, dei libri e della cultura vorrei solo più moderazione e meno ideologia da parte di tutti, me compreso.

Solo questo.

Dario.

Andate e moltiplicatevi

“Io ti benedirò in modo straordinario e renderò i tuoi discendenti numerosi come le stelle del cielo, come i granelli di sabbia sulla spiaggia del mare”.
(Genesi 22,17)

Si è aperta a Tel Aviv Sextival, la prima fiera dell’eros israeliana.

Amen

Dario.