Roma e Gerusalemme: Fiamma Nirenstein e la destra italiana
18 Aprile 2008 a 9:42 am (Ebraismo, Israele)
Ha’ Aretz pubblica oggi un’intervista a Fiamma Nirenstein, neoeletta deputata al parlamento nelle file del Popolo della Libertà. Tra i molti commenti dell’intervistatore, si legga con attenzione questo:
Berlusconi, the avowed capitalist and most avid pro-American in Europe, on the one hand, the Lega Nord (Northern League) with its wild incitement on the other, and then Fini and his former neo-facist party. Angela Merkel and Nicolas Sarkozy almost seem like communists in comparison to this bunch.
Ecco. Che dire? Non so se ciò corrisponda all’idea che hanno la maggioranza degli israeliani (che probabilmente, e come dar loro torto, sono molto poco interessati alla politica interna italiana). E’ un fatto che una certa Israele, intellettualmente colta, liberale di sinistra e riformista, che legge Ha ‘Aretz, ascolta le parole di pace di David Grossman, questa Israele è un tantino schifata dall’esito delle nostre elezioni.
Poi, un secondo ed ultimo commento. Nirenstein, pur vivendo in Israele e lavorando come corrispondente da Gerusalemme da molti anni, nonostante sia di origine ebraica, ha preferito non prendere la cittadinanza israeliana. Scelta legittima e personale. Perché? Risposta:
She did not obtain Israeli citizenship because she thought an Israeli passport would hinder her in her work, but aside from that, she also thinks that “every Jew in the world is an Israeli even if he’s not aware of it. Anyone who doesn’t know it is making a big mistake.”
Ogni ebreo del mondo è un israeliano anche se non ne è consapevole? Siamo fermi a questa logica post-guerra del ‘48? E questa sarebbe la deputata che, a suo dire, porterà avanti la causa d’Israele in parlamento? Ho molto rispetto per le opinioni di Fiamma Nirenstein e in alcune cose sono certo che sono anche d’accordo con lei. Però, di fronte a queste dichiarazioni io cado dal pero. Ragioniamo un momento: in Israele ci sono cittadini non ebrei (arabi con cittadinanza, arabi senza cittadinanza, russi di lontana ascendenza ebraica ma che non si definiscono ebrei, filippini, thailandesi etc. tutti senza cittadinanza né con la possibilità - al momento - di ottenerla). Per quale ragione un ebreo che vive bel bello a Roma o a Parigi, è più israeliano di loro? Non mi pare che il modo migliore per affrontare i problemi di Israele sia fossilizzarsi su una logica inattuale, cercando alleanze con una destra italiana populista e in alcuni casi (post)fascista. A me che Gianfranco Fini sia stato a Gerusalemme non importa un bel niente, perché sono fermamente convinto che la base del suo partito sia ancora legata a rituali e ideologie vicinissime al MSI e che conservi una concezione giustificatoria e benevola del fascismo.
Nirenstein ha fatto una scelta a mio modo di vedere sbagliata. Ed è sbagliata non perché un ebreo italiano non può essere di destra. Questa è ovviamente una scemenza. Ma non può essere di questa destra, quando giustifichi il suo stare in quella parte politica con la spiegazione che solo da lì si possono difendere le ragioni di Israele. La sinistra (non tutta, ma quasi) ha svenduto Israele alla destra, lasciando proliferare le idee - diverse ma unite da un unico comun denominatore - di Magdi (Cristiano) Allam, di Fiamma Nirenstein, di Oriana Fallaci. Che tra i più vivaci sostenitori di Israele oggi vi sia appunto Gianfranco Fini, a me fa spavento. Oltretutto perché non è certo una difesa ad oltranza ciò di cui Israele ha bisogno.
Da ultimo, agli occhi dell’elettorato passerà (è già passato?) il messaggio che gli ebrei italiani sono rappresentati da Fiamma Nirenstein, quando invece non è così. Che vi sia un deputato di origine ebraica in parlamento è un fatto positivo (peraltro già ce n’erano anche nella precedente legislatura e fin dai tempi gloriosi dell’Assemblea costituente con il comunista Umberto Terracini). Ma non prendiamo le idee di Nirenstein come le idee dell’ebraismo italiano. Nirenstein rappresenta se stessa e le persone che l’hanno votata. Il problema, e concludo, non è tanto (o non solo) il fatto che Nirenstein sieda accanto ad ex fascisti (perché già penso a chi direbbe: “eh, ma di là sono comunisti!”), ma che le idee su ad es. immigrazione, omosessuali, laicità dello Stato della destra italiana siano figlie di un’ideologia conservatrice, a tratti xenofoba che qualunque cittadino, ebreo o cattolico o valdese o quant’altro, figlio della Resistenza (quale è Nirenstein), dovrebbe aborrire. E’ inutile che ogni volta che uno farà il saluto fascista ad un comizio o quando la Lega Nord avrà parole di fuoco contro gli immigrati, è inutile che Nirenstein prenda (e sono certo che lo farà) le distanze. Non si può fare della difesa di Israele il proprio programma politico. Perché non si ragiona su una politica estera mediterranea, israeliana ed europea, col supporto di Stati arabi volenterosi? E’ una prospettiva ben più difficile delle facilonerie anti-musulmane della destra, ma forse sarebbe auspicabile provarci. Poi: contenta lei, contenti tutti.
Questo, lo dico di cuore, non vuole essere in alcun modo un post contro Fiamma Nirenstein che, ripeto, per certi versi è una persona che stimo. Le mie sono soltanto le parole inquiete di chi davvero non riesce a capire certe scelte, soprattutto quando sono compiute da persone che tutto sommato sono più vicine a noi di molte altre.
Colgo l’occasione per augurare una felice Pesah. Hag Sameakh a tutti/e!
Dario
