Roma e Gerusalemme: Fiamma Nirenstein e la destra italiana

Ha’ Aretz pubblica oggi un’intervista a Fiamma Nirenstein, neoeletta deputata al parlamento nelle file del Popolo della Libertà. Tra i molti commenti dell’intervistatore, si legga con attenzione questo:

Berlusconi, the avowed capitalist and most avid pro-American in Europe, on the one hand, the Lega Nord (Northern League) with its wild incitement on the other, and then Fini and his former neo-facist party. Angela Merkel and Nicolas Sarkozy almost seem like communists in comparison to this bunch.

Ecco. Che dire? Non so se ciò corrisponda all’idea che hanno la maggioranza degli israeliani (che probabilmente, e come dar loro torto, sono molto poco interessati alla politica interna italiana). E’ un fatto che una certa Israele, intellettualmente colta, liberale di sinistra e riformista, che legge Ha ‘Aretz, ascolta le parole di pace di David Grossman, questa Israele è un tantino schifata dall’esito delle nostre elezioni.

Poi, un secondo ed ultimo commento. Nirenstein, pur vivendo in Israele e lavorando come corrispondente da Gerusalemme da molti anni, nonostante sia di origine ebraica, ha preferito non prendere la cittadinanza israeliana. Scelta legittima e personale. Perché? Risposta:

She did not obtain Israeli citizenship because she thought an Israeli passport would hinder her in her work, but aside from that, she also thinks that “every Jew in the world is an Israeli even if he’s not aware of it. Anyone who doesn’t know it is making a big mistake.”

Ogni ebreo del mondo è un israeliano anche se non ne è consapevole? Siamo fermi a questa logica post-guerra del ‘48? E questa sarebbe la deputata che, a suo dire, porterà avanti la causa d’Israele in parlamento? Ho molto rispetto per le opinioni di Fiamma Nirenstein e in alcune cose sono certo che sono anche d’accordo con lei. Però, di fronte a queste dichiarazioni io cado dal pero. Ragioniamo un momento: in Israele ci sono cittadini non ebrei (arabi con cittadinanza, arabi senza cittadinanza, russi di lontana ascendenza ebraica ma che non si definiscono ebrei, filippini, thailandesi etc. tutti senza cittadinanza né con la possibilità – al momento – di ottenerla). Per quale ragione un ebreo che vive bel bello a Roma o a Parigi, è più israeliano di loro? Non mi pare che il modo migliore per affrontare i problemi di Israele sia fossilizzarsi su una logica inattuale, cercando alleanze con una destra italiana populista e in alcuni casi (post)fascista. A me che Gianfranco Fini sia stato a Gerusalemme non importa un bel niente, perché sono fermamente convinto che la base del suo partito sia ancora legata a rituali e ideologie vicinissime al MSI e che conservi una concezione giustificatoria e benevola del fascismo.

Nirenstein ha fatto una scelta a mio modo di vedere sbagliata. Ed è sbagliata non perché un ebreo italiano non può essere di destra. Questa è ovviamente una scemenza. Ma non può essere di questa destra, quando giustifichi il suo stare in quella parte politica con la spiegazione che solo da lì si possono difendere le ragioni di Israele. La sinistra (non tutta, ma quasi) ha svenduto Israele alla destra, lasciando proliferare le idee – diverse ma unite da un unico comun denominatore – di Magdi (Cristiano) Allam, di Fiamma Nirenstein, di Oriana Fallaci. Che tra i più vivaci sostenitori di Israele oggi vi sia appunto Gianfranco Fini, a me fa spavento. Oltretutto perché non è certo una difesa ad oltranza ciò di cui Israele ha bisogno.

Da ultimo, agli occhi dell’elettorato passerà (è già passato?) il messaggio che gli ebrei italiani sono rappresentati da Fiamma Nirenstein, quando invece non è così. Che vi sia un deputato di origine ebraica in parlamento è un fatto positivo (peraltro già ce n’erano anche nella precedente legislatura e fin dai tempi gloriosi dell’Assemblea costituente con il comunista Umberto Terracini). Ma non prendiamo le idee di Nirenstein come le idee dell’ebraismo italiano. Nirenstein rappresenta se stessa e le persone che l’hanno votata. Il problema, e concludo, non è tanto (o non solo) il fatto che Nirenstein sieda accanto ad ex fascisti (perché già penso a chi direbbe: “eh, ma di là sono comunisti!”), ma che le idee su ad es. immigrazione, omosessuali, laicità dello Stato della destra italiana siano figlie di un’ideologia conservatrice, a tratti xenofoba che qualunque cittadino, ebreo o cattolico o valdese o quant’altro, figlio della Resistenza (quale è Nirenstein), dovrebbe aborrire. E’ inutile che ogni volta che uno farà il saluto fascista ad un comizio o quando la Lega Nord avrà parole di fuoco contro gli immigrati, è inutile che Nirenstein prenda (e sono certo che lo farà) le distanze. Non si può fare della difesa di Israele il proprio programma politico. Perché non si ragiona su una politica estera mediterranea, israeliana ed europea, col supporto di Stati arabi volenterosi? E’ una prospettiva ben più difficile delle facilonerie anti-musulmane della destra, ma forse sarebbe auspicabile provarci. Poi: contenta lei, contenti tutti.

Questo, lo dico di cuore, non vuole essere in alcun modo un post contro Fiamma Nirenstein che, ripeto, per certi versi è una persona che stimo. Le mie sono soltanto le parole inquiete di chi davvero non riesce a capire certe scelte, soprattutto quando sono compiute da persone che tutto sommato sono più vicine a noi di molte altre.

Colgo l’occasione per augurare una felice Pesah. Hag Sameakh a tutti/e!

Dario

Chiuso per lutto

Sanpolo 2035 oggi è chiuso per lutto. Niente fiori, ma opere di bene. Ne avremo bisogno tutti.

Pubblicità, pubblicità

Per la serie, alla grafomania e al narcisismo non c’è mai limite….. da oggi sono tra gli autori di The Queer Way, un blog collettivo a tematica gaylesbica, membro di GayToday (un metablog della comunità glbtq).

E questo è il mio primo post.

Dario

Un paio di pensieri dalla Terra Santa

Rientro a Gerusalemme dopo un paio di giorni nella capitale del Balagan (si veda commento di Dario), Haifa. La città è bellissima,se non altro perchè il Mediterraneo è sempre lì. Ho abitato nel campus dell’ università, da una parte vedi il mare, dall’altra la Galilea…c’è un’aria tersa, un’atmosfera meno tesa rispetto alla capitale, ci sono studenti che parlano in arabo, studentesse velate…ti viene il pensiero che allora sia possibile una convivenza. Le bandiere sono ovunque, mi azzardo a dire che mi ricordano la presenza dei ritratti dei presidenti in Tunisia e in Siria. Le discussioni di politica non sono all’ordine del giorno come in Palestina, ma quando ci sono arrivano puntuali e ti vengono snocciolati tutti i trattati dal mandato britannico ad oggi e la situazione antidemocratica dei paesi arabi….e lì mi sembra di ricevere un colpo in testa, di quelli infidi dati con la nocca del dito indice. Ti sembra di non respirare piu’, di non poterne piu’.

Volevo studiare arabo, perche’ mi piacevano i colori, perche’ mi piaceva il mare Mediterraneo. Volevo studiare ebraico, perche’ ci stava bene assieme all’arabo, perche’ la Bibbia e’ un libro interessante. L’altra sera non mi ricordavo piu’ queste cose, desideravo solo cambiare universo.

Il giorno dopo mi sono trovata a S.Giovanni d’Acri a guardare il mare seduta su una panchina. Risacca, cielo blu, mare blu, vento. Direi che mi ha ripulito l’animo e mi ha tranquillizzata. I colori e il Mediterraneo ci sono. Forse dovrei cominciare a portarmi dietro una piccola Bibbia, magari ottengo una riunificazione in me stessa.

A nna

Qualche consiglio di lettura per il weekend

Segnalo alcuni articoli e news su temi interessanti e poco approfonditi da tv e giornali:
- la crisi del pane in Egitto, a cui la giornalista Paola Caridi (che alcuni di noi conosceranno per averla incontrata a Gerusalemme dove vive da alcuni anni e/o per i suoi articoli su Lettera 22) dedica parecchi post del suo nuovo blog Invisible Arabs.

- è uscito da pochi giorni in Israele l’ultimo romanzo di David Grossman, Isha borachat mi-bessora (“Una donna in fuga dalla notizia”), un corposo volume di oltre 600 pagine che sarà tradotto nei prossimi mesi in italiano per Mondadori. A detta di critici letterari israeliani, si tratterebbe del capolavoro di Grossman e, addirittura, di uno dei romanzi che cambieranno la letteratura israeliana contemporanea. La storia narra di una donna che fugge da una notizia nefasta, da ciò che non va nella sua vita, andando alla ricerca di risposte mentre percorre l’intera Israele. Il racconto si snoda dalla guerra del ‘67 fino all’incirca ai giorni nostri. La stesura è stata interrotta e poi ripresa dopo la morte del figlio di Grossman, Uri, caduto durante la guerra tra Israele e Libano dell’estate 2006. Su questo, linko un articolo di Alberto Stabile de La Repubblica, messo in rete da Informazione Corretta, con un commento di Aron Altaras.

- infine, un curioso reportage di Ha ‘Aretz su ciò che sta accadendo da un po’ di tempo a questa parte a Beit Shemesh, non lontano da Gerusalemme. Lì, un gruppo di donne ebree ultra-ortodosse guidate da un’autoproclamata rabbina, vivono completamente velate (mani e volto compresi), indossando strali di cotone uno sopra l’altro, rifiutando di fare altro che non sia pregare e studiare la Torah, contravvenendo ai compiti tradizionali della donna nella famiglia ebrea ortodossa, il tutto in un’atmosfera misticheggiante a metà tra l’eresia e la new age. Questo ha comportato denunce da parte di alcuni mariti, cause davanti a tribunali rabbinici… Insomma, una storia ai limiti della realtà che da una parte mi ha fatto ridere, dall’altra anche rabbrividire. Per chi ne vuole sapere di più, legga Behind the veil.

Dario.