Un paio di pensieri dalla Terra Santa

Rientro a Gerusalemme dopo un paio di giorni nella capitale del Balagan (si veda commento di Dario), Haifa. La città è bellissima,se non altro perchè il Mediterraneo è sempre lì. Ho abitato nel campus dell’ università, da una parte vedi il mare, dall’altra la Galilea…c’è un’aria tersa, un’atmosfera meno tesa rispetto alla capitale, ci sono studenti che parlano in arabo, studentesse velate…ti viene il pensiero che allora sia possibile una convivenza. Le bandiere sono ovunque, mi azzardo a dire che mi ricordano la presenza dei ritratti dei presidenti in Tunisia e in Siria. Le discussioni di politica non sono all’ordine del giorno come in Palestina, ma quando ci sono arrivano puntuali e ti vengono snocciolati tutti i trattati dal mandato britannico ad oggi e la situazione antidemocratica dei paesi arabi….e lì mi sembra di ricevere un colpo in testa, di quelli infidi dati con la nocca del dito indice. Ti sembra di non respirare piu’, di non poterne piu’.

Volevo studiare arabo, perche’ mi piacevano i colori, perche’ mi piaceva il mare Mediterraneo. Volevo studiare ebraico, perche’ ci stava bene assieme all’arabo, perche’ la Bibbia e’ un libro interessante. L’altra sera non mi ricordavo piu’ queste cose, desideravo solo cambiare universo.

Il giorno dopo mi sono trovata a S.Giovanni d’Acri a guardare il mare seduta su una panchina. Risacca, cielo blu, mare blu, vento. Direi che mi ha ripulito l’animo e mi ha tranquillizzata. I colori e il Mediterraneo ci sono. Forse dovrei cominciare a portarmi dietro una piccola Bibbia, magari ottengo una riunificazione in me stessa.

A nna

6 Commenti

  1. Dario ha detto,

    7 Aprile 2008 a 10:12 am

    Ti porti la Bibbia, ma quale? Bibbia ebraica o Bibbia cristiana? Ehehehe… non c’è scampo, Israele esce dalla porta ma rientra dalla finestra ;)

  2. Anna ha detto,

    8 Aprile 2008 a 8:16 am

    :-) porto la stuttgartensia…ti pare una soluzione che rende tutti felici? in piu’ mi porto un paio di libri sulle figure bibliche nel Corano. ecco. Tutti felici!

    A nna

  3. sanpolo2035 ha detto,

    8 Aprile 2008 a 11:30 am

    “c’è un’aria tersa, un’atmosfera meno tesa rispetto alla capitale”

    anna scusa,
    quale capitale???

  4. Dario ha detto,

    8 Aprile 2008 a 5:28 pm

    Lo vedi Anna, cerchi di fare la signorina perbene, “mi porto la Stuttgartensia…..” ma non c’è via d’uscita! Comunque, poi quando sarai comodamente nella tua casa berlinese voglio un reportage sul tuo primo viaggio ba-’aretz!

  5. Mattia Guidetti ha detto,

    8 Aprile 2008 a 11:39 pm

    Brava Anna, splendide ragioni per spiegare perche’ hai scelto arabo. Perche’ noi italiani non marittimi e settentrionali abbiamo difficolta’ quando qualcuno indaga. Ma invece e’ tutto cosi’ semplice!

  6. Mattia Guidetti ha detto,

    11 Aprile 2008 a 11:37 pm

    Chiedo a voi perche’ io sono in dubbio. Ieri il professore Arie Arnon, un economista israeliano, ha tenuto qui a Berkeley una conferenza su “Due stati, uno stato” in cui lui (non) ha spiegato perche’ economicamente convengano due stati e un confine piuttosto che un paese solo.
    Comunque l’interessante e’ stato dopo nelle domande che erano anonime in quanto scritte non firmate su biglietti e presentate allo speaker dal chairman. Per farla breve: una domanda si chiedeva se in qualche modo una maniera per discutere il problema dei rifugiati non possa essere quella di includere nella discussione anche un certo tipo di riconoscimento per il percorso “umano” subito dagli ebrei provenienti dai paesi arabi ai quali, al momento della partenza, veniva richiesto di firmare una liberatoria con la quale si impegnavano a non rivendicare i propri beni e proprieta’ negli anni a venire dopo l’emigrazione.
    A me e’ sembrato illuminante: giacche’ io penso che il problema dei rifugiati debba essere risolto in accordo con i paesi vicini e che debba essere piu’ “simbolico ed economico” che “di vero ritorno”, mi pare che includere nella discussione un riconoscimento “simbolico” della storia di migliaia di ebrei che hanno lasciato (piu’ o meno forzatamente) i propri paesi per muoversi verso Israele possa diventare un formidabile momento di riconciliazione e soprattutto di ripensamento dlla propria storia nazionale, sia in Israele che nei paesi arabi.
    Naturalmente l’economista (lo speaker) era scettico perche’ vede nel coinvolgimento degli altri paesi un altro rallentamento del processo di pace.
    A me pare un pensiero molto penetrante invece, ma cosi’ a caldo non ne vedo forse le implicazioni. Voi che ne pensate?

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