bashar al-assad

Dunque approfitto dell’invito fatto giorni fa e vado oltre i commenti, proponendo un “tema”.

Lo spunto e’ l’intervista a Bashar al-Assad pubblicata on line e immagino anche sulla versione cartacea de L’Espresso in non so quale numero.

Beh il problema principale di questa intervista e’ il fatto che questi leader parlano per 4/5 o anche di piu’ su questioni internazionali e solo per poco delle questioni interne. Si mostrano piu’ o meno illuminati sulle grandi questioni internazionali, per nascondere le magagne del loro paese. Un po’ per colpa del giornalista, un po’ perche’ da sempre - e specie nelle dittature come e’ quella siriana - si preferisce “fare i fighi” con la politica internazionale piuttosto che mettere in discussione le contraddizioni delle societa’ che si governano.

Sulla pace “offerta” nel titolo, poi, nessuna grossa novita’: la restituzione del Golan come base imprescindibile per un accordo ecc. ecc…. cose che gia’ si sapevano e che non cambiano una virgola (da qui il titolo sbagliato). L’unica novita’ al limite pare essere la Turchia che finalmente torna a guardare con interesse al mondo arabo, ma e’ una roba da geopolitici e non e’ che ne sappia molto. Comunque pare una novita’ positiva.

Su due cose invece mi fa imbestialire: primo quando dice: “L’amministrazione americana non ha alcuna credibilità. Non solo da noi, ma in nessuna parte del mondo. E nemmeno negli Stati Uniti, a giudicare dai sondaggi. Parlare di quello che dice Bush è una perdita di tempo. Sul nostro operato l’unico giudizio che conta è quello dell’opinione pubblica siriana” …mi chiedo come possa esprimersi “l’opinione pubblica siriana”! Non si rende conto il caro quasi oftalmologo di essere l’espressione di una gestione del potere clanico-clientelare che nulla ha a che fare con la idea moderna di “opnione pubblica”? Come fa a paragonare il “dibattito” siriano al dibattito americano?

La seconda e’ anche peggiore. Perche’ dapprima dice riguardo l’Iraq: “Il primo passo dovrebbe essere una conferenza che riunisca le varie fazioni per spianare la strada a una nuova Costituzione, con istituzioni pubbliche solide, su basi laiche e non confessionali.” E qui siamo d’accordo: fa parte dei rimasugli dell’orgoglio Baath, in Iraq come in Siria: aver cercato di costruire un paese a prescindere dalle appartenenze confessionali. Riconosco che l’idea e’ giusta ma ricordo anche che in Iraq come in Siria le basi “laiche e non confessionali” dello stato sono state imposte con la forza e la repressione e non sono cosi’ sicuro che qualora anche in Siria dovesse venir meno l’attuale regime la societa’ non si sfalderebbe su linee confessionali. L’Iraq mi sembra abbia dimostrato che il senso di appartenenza allo stato sia tutta da verificare in caso di crisi. Non venderei la “diversita’ siriana” prima di averla davvero provata.

Ma il bello viene dopo quando in nome dell’anti-israelianismo il presidente siriano arriva a dire (la domanda verteva su un’eventuale rinuncia a sostenere Hamas e Hezbollah): “Sarebbe una pretesa assurda e non si farebbe più la pace. Come reagirebbe Israele se noi chiedessimo la rottura delle sue relazioni con gli Stati Uniti? I negoziati debbono svilupparsi nel rispetto della piena reciprocità. La Siria resta fermamente convinta che né Hamas né Hezbollah siano organizzazioni terroristiche. Per la semplice ragione che non uccidono civili. Sono movimenti che difendono la loro terra.”

Ora a parte l’equazione ardita della prima parte della risposta, colui che invoca laicita’ in medio oriente arriva a dire che Hamas e Hezbollah “sono movimenti che difendono la loro terra”. Su questo non c’e’ dubbio: davanti a un’occupazione questi movimenti reagiscono o provano a farlo; ma manca un pezzo nella risposta! Hamas e Hezbollah hanno anche visioni e progetti per le societa’ arabe che confliggono apertamente con la tradizione di cui Assad e’ erede.

Il panarabismo e’ morto da anni e allora ci si inventano questi tentativi patetici che si basano solo e soltanto sull’opposizione alla aggressivita’ israeliana. Invece che discutere un modello per le societa’ arabe del levante, ancora si preferisce giocare al gatto con il topo con Israele.

Mattia

1 Commento

  1. Dario ha detto,

    10 Maggio 2008 a 9:36 am

    L’intervista a me è parsa a tratti farsesca. La Siria, che ammetto non conoscere più di tanto, sembra essere il migliore dei Medi Oriente possibili. Ho trovato tragicomico il fatto che Assad addirittura dia consigli all’Europa e faccia analisi politologiche delle ultime elezioni in Italia o in Uk, quasi fosse un intellettuale o un accademico.

    Riguardo a Israele, non mi pare dica nulla di nuovo (come ha già scritto Mattia). E’ inammissibile che possa dire che Hamas e Hizballah non uccidono civili, quando la realtà è ovviamente del tutto diversa. Insomma, non ho ben capito l’utilità dell’intervista che ribadisce cose note a tutti. Boh.

    Una nota personale: la scorsa estate mentre ero a Ramallah con un fotografo free-lance italiano, ho conosciuto e intervistato insieme a lui un anziano signore palestinese, ex alto dirigente del Ba’ath palestinese. Simpatico, amabile, ma mi era sembrato una specie di “relitto della Storia” che ancora tornava agli slogan di Aflaq e Bitar, mentre io annuivo sconcertato a sentire queste cose trite e ritrite. Ora se questo è “accettabile” da parte di un ultra-ottantenne di Ramallah, non lo è dal presidente Assad.

    Aldilà dell’utilità e novità che alcune idee ba’athiste potevano avere negli anni ‘60, oggi anche quest’ideologia è un ricordo del passato. In Palestina come anche in Siria e in Iraq. La conclusione di Mattia penso quindi sia giustissima. Niente di nuovo sotto il sole.

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