Una giornata alla Fiera Internazionale del Libro di Torino

Da buon ebraista e bibliofilo, giovedì 9 maggio sono stato alla giornata inaugurale della Fiera Internazionale del Libro di Torino. Il tema di quest’anno è Ci salverà la bellezza, citazione dall’Idiota di Dostoevskji, e lo Stato ospite d’onore è - come ormai sanno anche i muri - Israele. Contestazioni, boicottaggi, una manifestazione prevista per sabato 11 maggio eccetera eccetera. Io vi racconto ciò che ho visto. Preciso che non ero mai stato alla Fiera del Libro.

Nonostante il sensazionalismo dei giornali, al Lingotto non c’era nessun contestatore inferocito e neppure qualcuno a distribuire volantini contro la presenza israeliana alla Fiera o cose del genere. Ho ascoltato l’ultima parte dell’intervento di Abraham Yehoshua, dopo essere corso giù dal treno e dall’autobus, aver schivato l’uscita in pompa magna del Presidente della Repubblica insieme all’augusta consorte e tutto l’entourage presidenziale. Yehoshua discuteva con Elena Loewenthal, che conoscerete come una delle principali traduttrici dall’ebraico all’italiano, nonché saggista e studiosa di ebraistica, e con Alessandro Piperno, scrittore romano autore del romanzo uscito nel 2005 per Mondadori Con le peggiori intenzioni (interessante, a me non è piaciuto moltissimo per quel che può valere il mio giudizio).


Da sx: Elena Loewenthal, Abraham Yehoshua con l’interprete, Alessandro Piperno.

Dopodiché ho girovagato per gli stand delle varie case editrici: fantastico. Libri ovunque, tutte le novità editoriali, un paradiso. Lo stand dello Stato d’Israele, di dimensioni abbastanza ridotte, era dedicato ad autori israeliani (i noti Yehoshua, Oz, Grossman, ma anche Meir Shalev, Appelfeld, Liebrecht, Michael, Keret e autrici meno conosciute come Sara Shilo, Zruya Shalev). Altre sezioni dedicate alla storia d’Israele e dell’ebraismo con testi di Benny Morris, Dan Segre. Infine due banchetti con l’opera omnia rispettivamente di Elena Loewenthal e Fiamma Nirenstein.


Lo stand dello Stato d’Israele.

Questi due banchetti mi hanno lasciato un po’ perplesso perché se da una parte rispondono a logiche commerciali ovvie e pubblicizzano due autrici ebree italiane che vendono, dall’altro lato mi è parso scorretto dal punto di vista metodologico farne uno dei punti di forza della zona dedicata allo Stato d’Israele. Infine una zona gadget con t-shirt, spillette, bandierine israeliane e vari depliants, e una zona shopping con i prodotti cosmetici, creme, shampoo derivati dai sali del Mar Morto (che ormai sono uno dei prodotti commerciali più noti di Israele). Lo stand a mio parere poteva essere curato meglio evitando cadute di stile e depliants che non avevano molto a che fare con la letteratura e la cultura israeliana. Inoltre, lo spazio dedicato ai testi in ebraico era pressoché inesistente e anche riguardo alla letteratura tradotta, mi sarei aspettato una scelta più ampia.

Nel pomeriggio sono incappato nella diretta del programma di Radio 3 Rai Fahrenheit, dove insieme al conduttore chiacchieravano il grandissimo scrittore israeliano Aharon Appelfeld, autore di romanzi splendidi e che consiglio a tutti, quali Badenheim 1939, e l’ebreo italiano Shlomo Venezia che partendo dal suo libro Sonderkommando Auschwitz, ha ricordato la sua esperienza nel campo di concentramento nazista.


Da sx: Aharon Appelfeld con la sua interprete, Shlomo Venezia e in piedi il conduttore di Fahrenheit, Marino Sinibaldi.

Infine, dopo una breve puntatina ad una conferenza sull’ebraismo italiano post-emancipazione del 1848 con Gadi Luzzatto Voghera e Fabio Levi, ho chiuso la giornata con la conferenza congiunta di tre scrittrici israelian recentemente tradotte in italiano: Zruya Shalev, Avirama Golan e Sarah Shilo (la prima pubblicata da Frassinelli, le altre due dalla benemerita Giuntina). Tre scrittrici quaranta/cinquantenni, molto attente ai problemi della vita di coppia, alla famiglia e che si sono rivelate l’antidoto migliore alla politica e alle ansie nazionali di Yehoshua.

Insomma, morale della favola: il boicottaggio mi è parso davvero insensato perché - vi assicuro - lo spazio dedicato a Israele è una minima parte del vastissimo programma della Fiera. Inoltre, la maggior parte degli scrittori sono interessati a discutere soprattutto di letteratura, di ciò che scrivono nelle loro opere, senza tornare in continuazione al conflitto israelo-palestinese come unico paradigma interpretativo dello Stato d’Israele.


Da sx: Zruya Shalev, Avirama Golan con l’interprete, Sarah Shilo.

Chiudo con una nota frivola e vi dico quali vips e meno vips ho incrociato. Tralasciando Giorgio Napolitano, mi sono imbattuto nella nostra Fiamma Nirenstein intervistata da Rainews24, in sua sorella Susanna (giornalista culturale de La Repubblica), in Susanna Tamaro seduta tra il pubblico di una conferenza, nel presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, nell’ambasciatore d’Israele Gideon Meir con la moglie (che era anche venuto per una conferenza l’anno scorso a Cà Cappello invadendo di poliziotti la calle che da Campo San Polo arriva al dipartimento).

Ho comprato cinque libri, prosciugando le mie finanze e sono tornato a casa con un lentissimo Intercity. Mi pare di poter dire che la letteratura abbia vinto sul boicottaggio e sulle contestazioni. Almeno per ora. Le foto che vedete sono mie.

Dario.

1 Commento

  1. Mattia Guidetti ha detto,

    9 Maggio 2008 a 4:55 pm

    Che dire del contorno? Proteste, shampoo ed ebrei/e de noa(l/r)tri.

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