siria

Un esponente dell’opposizione siriana è stato condannato a 6 mesi di carcere dopo aver scritto un articolo sul tema “Damasco, capitale della cultura araba”. Il suo nome è Mohammad Babi Dek al-Bab e gia’ era stato condannato a 15 anni di prigione nel 2000 per poi ricevere la grazia e uscire.

Mi piacerebbe leggere l’articolo. C’è nessuno che lo ha, o sa dove trovarlo? Grazie.

Io sono per la completa liberta’ di coscienza e di parola di ciascun individuo e quindi vorrei promuoverla. Allo stesso tempo pero’ temo molto quando in nome dei diritti umani, ingerenze internazionali umiliano e calpestano i diritti dei vari stati e poi quelli delle persone. È la base del nuovo neo-colonialismo e lo trovo se possibile più ipocrita e aberrante del vecchio sistema colonialista.

Quindi sono combattuto sul tema.

Nello specifico siriano, mi sembra pero’ che il fatto che la costituzione siriana difenda la liberta’ di opinione, sia un esempio perfetto per sottolineare come le armi e le garanzie del dissenso spesso siano gia’ interne al paese e teoricamente a disposizione di tutti. Basta andare a prendersele e poi difenderle.

Mattia

Circolo letterario berlinese

Ciao a tutti! Parlando con alcuni compagni di facoltá, é emersa una lacuna legata alle teorie letterarie: troppo spesso sentiamo nominare “postrutturalismo”, “teorie postcoloniali”, “postmodernismo”, “orientalismo” (e ormai anche “post orientalismo” ) e non sappiamo bene cosa ci sia prima di quel post. Cosí da un paio di mesi a questa parte ci troviamo ogni due/tre settimane e fino ad ora abbiamo discusso i seguenti temi:Strutturarlismo (De Saussure), Formalismo russo (sia in generale, sia nella persona di Vladimir Propp). Venerdí prossimo continuiamo con Levi Strauss e penso che entro fine luglio avremo discusso anche Barthes  (semiologia). Gli argomenti non vengono trattati usando la letteratura secondaria, ma partendo dalle fonti. Ognuno di noi ha scelto un autore a suo piacimento, ne ha letto le opere (quelle strettamente legate alla letteratura) e ha scelto quali brani presentare agli altri. Piú o meno una settimana prima dell’incontro riceviamo il testo originale da leggere che poi verrá discusso assieme agli altri, il “responsabile” dell’autore ne delinea la biografia e gli aspetti salienti all’inizio della seduta. Per illustrare il formalismo russo, una mia collega ha trovato l’analisi di una novella di Gogol da parte di un formalista, lei ci ha mandato la storia e ci ha poi spiegato il procedimento. Propp é ancora un tema aperto, perché vorremmo verificare se la struttura delle fiabe da lui individuata vale anche per quelle che non sono russe (verificheremo in “mille e una notte”, Italo Calvino e i fratelli Grimm).

La scelta degli autori (una lunga lista!) é avvenuta in base a suggerimenti di nostri compagni piú in lá con gli studi e piuttosti scafati in letteratura. Per ora siamo non piú di cinque o sei, ma c’é da dire che ci occupiamo di correnti che paiono ancora lontane dal magico mondo dell’orientalista contemporaneo (peró a me sembra che le teorie si costruiscano l’una sull’altra o l’una in risposta all’altra).

Trovandoci tra amici la discussione é meno timida che a lezione, ma a volte restano delle domande sospese nell’aria…e sta a ognuno di noi andare alla ricerca delle risposte!

Da Berlino (dove abbiamo lezioni fino al 19 luglio) é tutto. Spero stiate bene ovunque voi siate.

A nna

Primo Levi e il giudeo-piemontese

Un articolo dello storico Alberto Cavaglion per La Stampa su Primo Levi, la parlata giudeo-piemontese e il suo particolarissimo dizionario del vecio parlar.

Dario.

10° Gay Pride Parade a Tel Aviv

Molte migliaia di omosessuali, lesbiche e transessuali hanno partecipato oggi nel centro di Tel Aviv ad una colorita ‘Gay Pride Parade’, giunta ormai alla decima edizione.

Ai margini della manifestazione ci sono stati scambi di battute polemiche con ebrei ortodossi di passaggio e con attivisti di estrema destra, che hanno lanciato invettive e manifestato ‘obbrobrio’. ‘Animali, andate a farvi curare’ era scritto su un cartello di protesta. La polizia ha precisato che comunque si sono avuti solo incidenti di lieve entita’.

Dopo aver sfilato con bandiere multicolori per le principali strade del centro, chiuse al traffico, i partecipanti alla ‘Gay Parade’ hanno infine raggiunto una spiaggia dove hanno dato vita a una allegra festa di massa. La giornata di festeggiamenti ‘gay’ e’ stata segnata dall’ inaugurazione di un grande centro sociale per gli abitanti omosessuali di Tel Aviv, messo a disposizione dal municipio. Nel frattempo fervono i preparativi per una nuova ‘Gay Pride Parade’ anche a Gerusalemme. La manifestazione, osteggiata negli ambienti religiosi ebraici, cristiani e musulmani, e’ stata fissata per la fine del mese.

(Comunicato ANSA da Gaynews; foto da Gogay.co.il).

Dario

Intervista ad ‘Ala al-Aswani

Su “Il Manifesto” on line del 29 maggio 2008 c’e’ un’intervista ad ‘Ala al-Aswani in occasione dell’uscita in lingua italiana (Feltrinelli) del suo ultimo libro Chicago. L’intervista e’ di Maria Teresa Carbone. Come tanti ho letto Palazzo Yacoubian (godibile lettura, ma non di piu’) e sono interessato a cosa dice l’autore che e’ sicuramente oggi l’autore arabo piu’ venduto. L’intervista mi piace perche’ e’ chiaro che lui conosce i suoi limiti: quando parla di sentirsi come un attore che interpreta i suoi personaggi oppure quando esprime consapevolezza di aver ripetuto lo stesso schema del precedente volume in Chicago (con la “galleria di personaggi” e l’idea di “microcosmo”), significa che conosce molto bene la sua posizione tra chi fa letteratura. Qualcosa a meta’ tra scrittore e sociologo.

Nell’intervista, pero’, c’e’ un passaggio che merita attenzione e che riguarda altre discussioni avute in passato nel blog. Gli viene chiesto della messa in scena dell’amore tra l’”egiziano” Naghi e l’”ebrea” Wendy (immagino un’americana). Lui risponde: “Gli ebrei cosi’ come i copti , appartengono alla storia dell’Egitto, sebbene un tempo non venissero identificati come tali, ma solo come egiziani. Anche in periodi in cui gli ebrei venivano perseguitati in Europa, facevano parte integrante della nostra societa’, e se molti se ne sono andati negli anni ‘50, dopo la rivoluzione, e’ stato piu’ per una questione di appartenenza a una classe sociale, che per il fatto di essere ebrei.”

Tutto molto bene, ma nella frase finale, secondo me, casca l’asino. Primo, non menziona che proprio qualche anno prima, ehm ehm, e’ nato uno stato di nome Israele… e guardate che non e’ casuale che non accenni alla cosa (come poter ammettere infatti che esistesse uno stato capace di attrarre gli ebrei dal “magnifico Egitto ” di quegli anni?). Secondo: a suo dire la motivazione fondamentale della fuga degli ebrei dall’Egitto sarebbe “l’appartenenza a una classe sociale”. Io penso che una “leggera” responsabilita’ l’abbia avuta anche il nuovo modello di nazionalismo scaturito dalla rivoluzione (che esclude, invece che includere come faceva quello egiziano di inizio secolo). Questo periodo della rivoluzione (e poi il nasserismo con l’islam come elemento  cardine dell’arabismo) invece, e’ – solo in parte giustamente – tutt’ora avvolto da un sentimento di cieca riverenza specie in opposizione alla trasformazione iniziata sotto Sadat.

Ora e’ evidente che nella situazione culturale dell’Egitto odierno con una dittatura di stampo capitalista-religioso e con una montante pressione islamista, bisogna aggrapparsi a qualcosa e che gli anni ‘50 e ‘60 rappresentino un modello positivo per chi voglia respirare un po’ di aria non intossicata. Allo stesso tempo pero’, non vedere i limiti di quel modello e non riconoscere le vere cause della fuga di moltissimi egiziani di religione ebraica e’ tipico di un certo tipo di formazione di molti arabi “laici” (politicamente).

Io sono sempre convinto che il panarabismo (che e’ morto e sepolto) vada ripensato criticamente: e vada fatto non solo nell’accademia, ma anche da intellettuali ascoltati e su posizioni laiche come di fatto e’ ‘Ala al-Aswani. Altrimenti passi in avanti non se ne fanno. E intanto l’islamizzazione dal basso avanza.

Mattia

PS Leggendo i giornali sotto Pasqua ho capito che uno dei motivi “a monte” della trasformazione culturale di Allam c’e’ stato il fatto traumatico di un rapporto amoroso con un’ebrea represso dalla famiglia di lui o di lei non so. Quindi il tema – che nel caso di Allam io ritengo “simbolico” e non reale, ma magari mi sbaglio… dovrei leggerne l’autobiografia se c’e’ e non ne ho intenzione – e’ all’ordine del giorno.