Molte migliaia di omosessuali, lesbiche e transessuali hanno partecipato oggi nel centro di Tel Aviv ad una colorita ‘Gay Pride Parade’, giunta ormai alla decima edizione.
Ai margini della manifestazione ci sono stati scambi di battute polemiche con ebrei ortodossi di passaggio e con attivisti di estrema destra, che hanno lanciato invettive e manifestato ‘obbrobrio’. ‘Animali, andate a farvi curare’ era scritto su un cartello di protesta. La polizia ha precisato che comunque si sono avuti solo incidenti di lieve entita’.
Dopo aver sfilato con bandiere multicolori per le principali strade del centro, chiuse al traffico, i partecipanti alla ‘Gay Parade’ hanno infine raggiunto una spiaggia dove hanno dato vita a una allegra festa di massa. La giornata di festeggiamenti ‘gay’ e’ stata segnata dall’ inaugurazione di un grande centro sociale per gli abitanti omosessuali di Tel Aviv, messo a disposizione dal municipio. Nel frattempo fervono i preparativi per una nuova ‘Gay Pride Parade’ anche a Gerusalemme. La manifestazione, osteggiata negli ambienti religiosi ebraici, cristiani e musulmani, e’ stata fissata per la fine del mese.
(Comunicato ANSA da Gaynews; foto da Gogay.co.il).
Dario


Mattia Guidetti ha detto,
9 Giugno 2008 a 6:08 pm
Dunque. Detto che trovo bello sapere che il movimento gay israeliano sia una realta’ forte e che credo rappresenti senz’altro un avamposto delle liberta’ individuali in un’area in cui esse spesso non trovano spazio, volevo solo far notare una cosa.
Essendo Israele un paese “occidentale” (nel senso dell’indirizzo corrente del pensiero dominante in Israele), anche il movimento gay e’ “occidentalizzato”. L’ “allegra festa di massa” e’ tipica delle Gay parade in occidente ed e’ un risultato (sacrosanto, secondo me) della cultura liberal nata negli Stati Uniti ormai qualche decennio fa.
Non e’ pero’ detto che questo modello funzioni quando esso venga esportato in paesi in cui questa “occidentalizzazione” non e’ avvenuta. I paesi arabi – anche quando capitalisti – non sono occidentalizzati. Non che li voglia tali, sia ben chiaro, ma tra le conseguenze, c’e’ che alcuni “movimenti per le liberta’”, che in Europa-America funzionano, in questi paesi “diversi” possano fallire o addirittura essere controproducenti. Bella scoperta, direte voi. Pero’ proprio sulla questione dell’omosessualita’ c’e’ un libro nuovo che lavora sulla costruzione della sessualita’ nel mondo arabo da parte di agenti esterni. Discepolo (naturalmente!) di Edward Said e professore alla Columbia University, Joseph Massad nel suo ultimo libro “Desiring Arabs” (se cercate su google book, e’ disponibile una preview) ha per esempio mostrato, tra le altre cose, come la mobilitazione “occidentale” per il caso degli arresti dei gay egiziani qualche anno fa, sia ancora una volta nata proiettando sugli altri (nel caso specifico omosessuali arabo-egiziani) un proprio modello causando “inconsapevolmente” anche effetti perversi.
In generale cioe’, e’ possibile che esistano modelli di vivere, rivendicare e negoziare la propria omosessualita’, diversi dal modello “liberal” americano oggi imperante e ritenuto sacrosanto ovunque per l’umanita’. Questo non vuol dire che tale modello sia sbagliato ma che a volte si possa sbagliare nell’applicarlo schematicamente a societa’ diverse.
Dario ha detto,
9 Giugno 2008 a 9:11 pm
Ma sai che proprio poco tempo fa ho letto un articolo di Massad, sui temi di cui parla anche nel libro che hai citato? Che coincidenze!
Devo dire che l’articolo, dove espone questa sua teoria (peraltro in parte comprovata da alcuni fatti contingenti), non mi è piaciuto molto né mi ha convinto più di tanto. Soprattutto perché non si capisce quale possa essere, nel caso specifico, l’alternativa alla liberazione sessuale post-femminista del movimento glbtq occidentale. E’ legittimo sostenere che il modello di omosessualità occidentale non possa essere imposto o considerato l’unico possibile, ma ad oggi è la sola alternativa convincente alla repressione più o meno violenta e forzata dei gay, delle lesbiche e dei trans.
Lo stesso ragionamento si può fare allora anche per le donne che vivono in Stati a maggioranza musulmana: è opportuno promuovere da parte di ong, Stati occidentali etc. politiche che mirino ad una “liberazione” all’occidentale? Io dico che tutti questi discorsi, legittimi e degni di essere discussi, portano però in ultimo ad una forma esagerata di relativismo culturale: “loro fanno così…non possiamo imporre le nostre idee”. Boh.
Se per difendere i gay e le lesbiche iraniane, la soluzione è imporre il “mio” modello occidentale, mi spiace – i discepoli di Said inorridiranno – ma ben venga l’imposizione del mio modello.
PS Poi, a ben vedere, anche il movimento glbtq occidentale è molto variegato e non c’è più un unico modello dominante com’era negli anni ‘60 o ‘70. In Italia, aldilà della dominante Arcigay, ci sono gruppi queer “antagonisti”, il piccolo movimento Gaylib (omosessuali “di destra”), c’è il circolo Mieli di Roma (più a sx di Arcigay). In UK c’è il generalista Stonewall, c’è l’antagonismo militante di Outrage, in Israele c’è la generalista Agudah, ci sono gruppi anarchici e antimilitaristi come Kvisa Shechora di Tel Aviv, c’è Bait Patuach a Gerusalemme che punta molto sul dialogo con arabi-israeliani e palestinesi, nei Territori Palestinesi ci sono le lesbiche di Aswat, molti di questi gruppi collaborano con Donne in Nero israeliane. Quello che, ripeto, non capisco è quale sia l’alternativa? Un idilliaco e inesistente omoerotismo orientale, per non dire orientalista?
Mattia Guidetti ha detto,
9 Giugno 2008 a 10:54 pm
L’alternativa sta nella storia di quei luoghi. Nella considerazione che queste truci ma necessarie identita’ nazionali novecentesche sono solo di passaggio e che invece la storia della omosessualita’ ha un tragitto piu’ lungo.
Lo so che non basta nell’oggi. Ma e’ a quello che bisogna attaccarsi.
Pero’ non pensare che io sia soddisfatto una volta che mi metto l’anima in pace attaccando il neo colonialismo euro-americano… non mi basta e mi sembra di essere gia’ stato chiaro al riguardo in altri commenti.
Mattia Guidetti ha detto,
9 Giugno 2008 a 11:11 pm
E comunque forse nella varieta’ del movimento omosessuale, sara’ trovata la sfumatura capace di intervenire senza quella “invasivita’” denunciata da Massad in quei casi in cui il diritto della persona ad esprimere il proprio orientamento sessuale venga negato e/o represso.
Mi ricordo comunque ora le domande stupide stupide di alcune femministe italiane al festival di mantova che volevano sentire dire che la donna araba era repressa. Se appena lei diceva che la questione non era la repressione, ecco facce sconcertate e deluse, del tipo… “ma come, noi siamo qui per farti parlare, per difenderti in quanto donna “violata” e invece tu dici che no, che non e’ vero nulla e che il velo che porti o ha portato tua madre non lo vivi come repressione? Ma come noi siamo qui per “liberarti”… etc etc.”
A me questo approccio terrorizza. Non voglio essere mescolato con gente del genere. Mai.
Dario ha detto,
10 Giugno 2008 a 8:12 am
Sì, siamo all’incirca d’accordo. Un solo commento: tu dici che “queste….identità nazionali novecentesche sono solo di passaggio e che invece la storia dell’omosessualità ha un tragitto più lungo”. Sei sicuro che sia proprio così?
La storia dell’omosessualità ha un tragitto molto breve secondo me, che inizia nella seconda metà dell’800, a seguito della “invenzione” dell’eterosessualità come categoria egemonica ben definita. E’ ovvio che pratiche sessuali tra persone dello stesso sesso siano sempre esistite. Il punto è come e se tramutarle in un’identità che vada anche aldilà della sessualità. Insomma, la vera domanda forse é: la sessualità (omo, etero…..) intesa come la intende un occidentale, e lo spazio che la sessualità e l’identità sessuale e di genere occupano nell’immaginario e nelle politiche occidentali, può avere uno stesso ruolo anche al di fuori del contesto “occidentale”? O forse altri luoghi, altre storie necessitano anche di “altre sessualità”? E’ una domanda, lo ammetto, per me molto scomoda ma di certo imprescindibile e sulla quale pochi riflettono.
Mattia Guidetti ha detto,
10 Giugno 2008 a 9:41 am
Beh ma scusa, questa e’ all’incirca la domanda che si fa Massad.
Quanto al tragitto io pensavo al futuro e non al passato.
Dario ha detto,
10 Giugno 2008 a 8:28 pm
Sì, è all’incirca (presumo) la domanda di Massad. A questo punto io sospenderei il giudizio fino alla lettura del saggio. Mi viene però da dire che etero ed omosessualità sono categorie che hanno assunto una valenza che va molto aldilà delle loro origini culturali europee, e sottintendono pratiche e politiche delle quali tutti siamo compartecipi.
Poi, la strategia glbtq in Medio Oriente talvolta si sarà anche ritorta contro gli stessi gay (vedi il caso delle retate sul Nilo al Cairo), ma di fronte a repressioni, impiccagioni (in Iran) e così via, cosa si dovrebbe fare? Esempio: un siriano che fa sesso con un uomo (magari solo come passivo, così la mascolinità dell’altro è ancor più tutelata), con riserbo, senza dare nell’occhio, senza chiedere alcunché a nessuno, viene “tollerato”; un siriano che fa sesso con un uomo e elabori questo fatto attraverso una riflessione su di sé, sul proprio corpo, cercando un minimo riconoscimento pubblico, diventa succube dell’internazionalismo gay occidentale?
E cosa dovrebbe fare questo povero ragazzo?
Comunque, la risposta alla domanda di Massad: anche l’Europa necessità di “altre sessualità”, aldilà di binomi quali etero/omosessualità. E’ questa la prospettiva che porta ad una sessualità “queer”. Ad oggi la vedo difficile.