Ciao a tutti! Parlando con alcuni compagni di facoltá, é emersa una lacuna legata alle teorie letterarie: troppo spesso sentiamo nominare “postrutturalismo”, “teorie postcoloniali”, “postmodernismo”, “orientalismo” (e ormai anche “post orientalismo” ) e non sappiamo bene cosa ci sia prima di quel post. Cosí da un paio di mesi a questa parte ci troviamo ogni due/tre settimane e fino ad ora abbiamo discusso i seguenti temi:Strutturarlismo (De Saussure), Formalismo russo (sia in generale, sia nella persona di Vladimir Propp). Venerdí prossimo continuiamo con Levi Strauss e penso che entro fine luglio avremo discusso anche Barthes (semiologia). Gli argomenti non vengono trattati usando la letteratura secondaria, ma partendo dalle fonti. Ognuno di noi ha scelto un autore a suo piacimento, ne ha letto le opere (quelle strettamente legate alla letteratura) e ha scelto quali brani presentare agli altri. Piú o meno una settimana prima dell’incontro riceviamo il testo originale da leggere che poi verrá discusso assieme agli altri, il “responsabile” dell’autore ne delinea la biografia e gli aspetti salienti all’inizio della seduta. Per illustrare il formalismo russo, una mia collega ha trovato l’analisi di una novella di Gogol da parte di un formalista, lei ci ha mandato la storia e ci ha poi spiegato il procedimento. Propp é ancora un tema aperto, perché vorremmo verificare se la struttura delle fiabe da lui individuata vale anche per quelle che non sono russe (verificheremo in “mille e una notte”, Italo Calvino e i fratelli Grimm).
La scelta degli autori (una lunga lista!) é avvenuta in base a suggerimenti di nostri compagni piú in lá con gli studi e piuttosti scafati in letteratura. Per ora siamo non piú di cinque o sei, ma c’é da dire che ci occupiamo di correnti che paiono ancora lontane dal magico mondo dell’orientalista contemporaneo (peró a me sembra che le teorie si costruiscano l’una sull’altra o l’una in risposta all’altra).
Trovandoci tra amici la discussione é meno timida che a lezione, ma a volte restano delle domande sospese nell’aria…e sta a ognuno di noi andare alla ricerca delle risposte!
Da Berlino (dove abbiamo lezioni fino al 19 luglio) é tutto. Spero stiate bene ovunque voi siate.
A nna
Mattia Guidetti ha detto,
24 Giugno 2008 a 10:34 pm
Bene!
Purtroppo sono pochi i professori italiani che hanno voglia di fare seminari. Dove cioe’ lo studente cerca di spiegare le teorie di uno studioso esistente o del passato e il professore guida la discussione che ne segue.
Nel campo nostro – diciamo arte musulmana (sempre che esista) e letteratura araba (che invece esiste) – siamo poi indietrissimo. Ognuno fa (male) da solo.
Ma sarebbe fondamentale, invece.
Ragazzi a noi insegnavano islamistica rileggendo fogli gialli vecchi di 25 anni!
Chi di voi ha conosciuto e visto in azione il professor Minca ha visto i tanti pregi (e certi difetti, naturalmente) di un sistema un po’ piu’ “aggiornato”.
Il rischio e’ per esempio che lentamente si perda il contatto con la realta’: i manufatti nel campo dell’arte, i testi letterari nel campo della letteratura. Ma prima di avere paura del rischio, bisogna almeno iniziare a studiare le teorie culturali nate negli ultimi 60 anni.
Brava Anna continua cosi’ e dicci tu cosa hai scelto!
Dario ha detto,
25 Giugno 2008 a 11:10 am
Ma che bravi… Cà Cappello, per quanto le sia affezionato, in confronto sembra (anzi: è) una specie di ricovero per anziani dove non solo non è arrivato il postculturalismo, ma neppure quello che c’era prima. Cioé, sono ancora (quasi) tutti fermi a Nallino, la al-Ajurrumiyah (aiuto!) e il massimo della novità è Bernard Lewis.
Come si è già detto in altri post, l’orientalistica italiana è cronicamente arretrata rispetto al resto d’Europa/USA. E francamente io ho perso ogni speranza di vederla avanzare, perlomeno finché il 90% degli attuali docenti non andrà in pensione, sperando che quelli che vengano dopo siano meglio di loro e non una fotocopia ringiovanita (che sarebbe ancora peggio!).
Anna, davvero complimenti! Se poi mi invii un po’ del materiale che trattate per email, te ne sarei molto grata!
falecius ha detto,
25 Giugno 2008 a 4:52 pm
E’ davvero molto bello, quello che fate…
Ed è vero che da noi siamo, se va bene, 30 anni indietro a livello metodologico, salvo qualche sprazzo isolato…
Anna ha detto,
29 Giugno 2008 a 3:52 pm
Io per ora ho preparato Propp e venerdí devo integrare un attimino. Dario, volentieri ti mando quello che facciamo, ma é pressoché tutto in tedesco. Ti posso mandare la lista degli autori e delle opere che leggiamo.
Voi sapevate dell’esistenza dell’ EURAMAL, EURopean Association for Modern Arabic Literature? Adesso lo aggiungo ai link.
Mattia, ci scrivi qualcosa sull’arte islamica? mi interesserebbe sapere perché hai scritto “sempre che esista”.
Dario ha detto,
29 Giugno 2008 a 5:48 pm
Ah, giusto… non avevo pensato all’ostacolo della lingua. Mi accontento di una piccola bibliografia quando hai tempo. son appena tornato dal Pride di Bologna, molto bello
e ignoravo l’Euramal.
Baci e un saluto a tutti/e.
Mattia ha detto,
29 Giugno 2008 a 11:22 pm
“Sempre che esista” perche’ la dizione arte islamica e’ imprecisa e generica. Che vuol dire? Per esempio la vecchia parallela impostazione dell’archeologia cristiana e’ stata quasi superata e naturalmente nessuno si sognerebbe di fare un corso di arte cristiana. Si prende un luogo o un tempo e si studia quello.
Uno degli effetti che gli studiosi stanno evidenziando ora e’ che “stranamente” lo studio dell’arte musulmana si e’ fermata esattamente all’inizio dell’epoca moderna… perche’? e’ giusto? da cosa dipende? Forse dal fatto che la dizione “musulmana” non riesce proprio a legarsi al periodo coloniale e poi post-coloniale? Giustamente un nuovo campo di studio e’ l’arte moderna e contemporanea dei paesi medio-orientali e non (le piu’ avanzate direi che sono quelle di Turchia e India)… come chiamarla?
Nel primo numero di Der Islam (1910) c’e’ una spiegazione su come intendere “Islam”, ma da allora dal punto di vista di ripensamento della disciplina, poco e’ stato fatto (se non per l’interessamento verso il periodo moderno in anni recenti come detto).
Ora una soluzione potrebbe essere quella di “arte araba”, “arte persiana”, “arte turca”, come effettivamente – per esempio con lo studio delle miniature – e’ stato fatto. Ma anche questa divisione “etnica” non e’ che soddisfi tanto.
Un’altra – ma si suppone che i paesi arabo-musulmani diventino il centro di un nuovo “impero”, imponendo la loro arte come egemonica negli studi – sarebbe quella di suddividere gli insegnamenti: “arte medievale siriana”, “arte irachena moderna”, etc. etc.
Un’altra soluzione sarebbe quella di andare a vedere nelle universita’ che so del mondo arabo come chiamano i loro insegnamenti… il problema e’ che a volte insistono sull’arte nazionale (arte della tunisia medievale, per esempio), altre volte “copiano” le universita’ occidentali e nominano il corso “arte medievale musulmana” (gia’ meglio che arte musulmana), oppure “estetica musulmana” (laddove pero’ – piu’ o meno giustamente – il filtro religioso la fa da padrone).
L’ultima soluzione – la piu’ congeniale secondo me sebbene ancora insoddisfacente – sarebbe quella di chiamare un corso “arte e archeologia delle civilta’ musulmane”. Sperando poi che con civilta’ vengano introdotte le variazioni necessarie (arte cristiana sotto l’Islam, arte ebraica sotto l’Islam, arte e architettura non religiosa etc etc). Senza quelle il quadro e’ impreciso e distorto.
Chiudo segnalando che su Il Giornale dell’Arte di Giugno 2008, c’e’ un interessante articolo del professor Curatola sul tema della conoscenza del grande pubblico dell’arte musulmana e sullo stato del suo insegnamento nelle universita’ italiane (niente link perche’ on-line c’e’ il titolo, ma l’articolo e’ per ora solo cartaceo).
Ciao
Mattia