operazioni militari a gaza

La Livni ha confermato tutto quanto di male io già pensavo di lei. Ho aspettato qualche giorno, ma con oggi fanno 7 giorni di operazioni militari. Ricordo che Israele sta bombardando persone che sono rinchiuse a Gaza come animali nelle gabbie di uno zoo. L’accento sui razzi palestinesi inizia pure a puzzare di vecchio. Come se (sentendo la radio italiana pare proprio cosi’) Israele fosse sotto attacco.

Mattia

10 Commenti

  1. Anna ha detto,

    7 Gennaio 2009 a 9:30 pm

    Io riesco solo a pensare alle madri che piangono e ai traumi che si porteranno dietro molte persone. Alcuni arriveranno a invidiare i morti.
    Dove si troverá la forza di ricostruire?

  2. Dario ha detto,

    8 Gennaio 2009 a 6:50 pm

    Sì, vorrei dire tante cose su quello che sta succedendo a Gaza ma leggendo articoli e commenti su giornali italiani e stranieri, blogs etc. mi sembra di ri-vivere l’ennesima fase dell’infinita guerra israelo-palestinese. E quindi mi sono stancato e ho deciso di limitarmi a leggere centellinando articoli ed editoriali.

    Anna, “dove si troverà la forza di ricostruire”? Non lo so. Io fatico persino a trovare la forza per leggere e riflettere su quanto accade. Se ci penso mi arrabbio, sono arrabbiato con il governo israeliano, sono esausto dei missili di Hamas e di Hizballah, sono sconvolto nel vedere i volti dei bambini di Gaza.

    Sarò un po’ egoista ma confesso che su tutto domina un senso di sfinimento, di “adesso basta, arrangiatevi, io non riesco più a seguirvi”. Non so.

  3. Mattia ha detto,

    9 Gennaio 2009 a 12:00 pm

    Il problema e’ svoltare non ricostruire.
    Una volta che si imbrocca la via, tutto avviene con piu’ naturalezza di quanto si pensi. Il problema – e vorrei chiederlo a persone che ragionano come D’Alema (a quelli in tuta da sci manco c’e’ da provarci) che tornavano da Annapolis sventolando un accordo e ritenendolo definitivo – e’ che la via non la si e’ imbroccata mai. Ma mai mai proprio.
    Quello e’ il problema.

  4. Roberta ha detto,

    9 Gennaio 2009 a 2:40 pm

    ciao a tutti, senza tanta voglia di scrivere anch`io, e poi ce` cosi` tanto da leggere che non si finisce mai!

    sono tornata a ramallah ieri e la chicca dell`aeroporto ve la devo proprio raccontare..
    al controllo passaporti all`aeroporto ben gurion la poliziotta vede il timbro di gaza e mi chiede `quando sei andata a gaza?` `lo scorso maggio` rispondo io, e lei `hai intenzione di andarci anche stavolta?`…. no comment…

    HUMOR NERO!
    e di pessimo gusto, come al solito!!

  5. Mattia ha detto,

    9 Gennaio 2009 a 3:47 pm

    Beh allora Roberta visto che sei in Palestina, raccontaci. Io ti chiederei semplicemente se e’ vero che in Cisgiordania nulla fa pensare a una “terza intifada”. Cioe’ se e’ vero che in termini politici Hamas non si e’ rafforzata in Cisgiordania negli ultimi 10 giorni e che nessuno sia pronto a “sacrificarsi” per loro. Dico “e’ vero che”, perche’ questa e’ la vulgata dei giornali che insistono sul fatto che Hamas non ha sfondato in Cisgiordania e che quindi (in soldoni) e’ pronta a essere venduta dai suoi sostenitori. Immagino che stando a Ramallah avrai sentito voci differenti, ma forse ci puoi dire qual e’ l’attitudine generale. Insomma Hamas e’ isolata o no?

  6. Roberta ha detto,

    10 Gennaio 2009 a 5:18 pm

    ciao mattia,

    sono qui da poco per valutare correttamente quello accade, ma in ogni caso per il momento la terza intifada e` lontana, per quanto ci siano quasi quotidianamente e un po` ovunque manifestazioni contro la guerra.
    In primo luogo ci sono spesso scontri tra polizia dell`ANP e dimostranti, e in secondo luogo i sentimenti prevalenti delle persone sono tristezza, rabbia, senso di impotenza, sfiducia in qualsiasi azione politica. anche se la situazione era completamente diversa, la sensazione generale di questi giorni mi riporta alla stessa provata durante i funerali di mahmud darwish quest`estate, ovvero le persone attorno a me spesso preferiscono l`intimita` e la solitudine del proprio dolore, ascoltano le notizie da al jazeera o le vecchie canzoni nazionalistiche degli anni che furono.

    Mi sembrano tutti troppo stanchi e sfiduciati della situazione politica presente per poter credere ancora di poter cambiare le cose.
    Tutte le iniziative di solidarieta` e di piazza che vengono organizzate mi sembrano piu` un tentativo di sentirsi vicini alla popolazione di gaza che nn una nuova fase di sollevazione popolare dagli effetti politici rilevanti.

    Hamas o non hamas in cisgiordania, qui non ho molti elementi in piu` da fornirvi, hamas aveva gia` ottenuto buoni risultati in cisgiordania nel 2006 ma non credo che la guerra su gaza stia aumentando il suo sostegno in cisgiordania. gli scontri tra ANP e dimostranti sono principalmente per il sospetto della polizia che elementi di Hamas sobillino i manifestanti, ma non so quanto sia credibilie, e anche questo atto rivela l`incapacita` politica di incanalare i sentimenti popolari verso strategie politiche di qualche utilita`.

    Tornando ad Hamas, anche in questa orribile situazione e` politicamente ridicolo, continua a fare la voce grossa mentre la propria gente viene massacrata a veramente del ridicolo. E non parlo dei razzi che lancia, ma dei comunicati contro israele. Ma tanto i maggiori rappresentanti politici sono tutti fuggiti da gaza e se ne stanno in Egitto.

    Credo, ma forse erroneamente, che la guerra a gaza aumentera` i consensi politici per i partiti islamisti soprattutto in altri paesi (Egitto, Giordania..). E personalmente sono proprio curiosa di vedere se Mubarak riuscira` a passare questa fase indenne, se non lo buttano fuori dai piedi sto giro dovremmo proprio aspettare che passi naturalmente all`altro mondo…

    a presto
    ro

  7. Anna ha detto,

    14 Gennaio 2009 a 12:27 am

    Dario,
    cosa dicono i giornali israeliani? E la gente?

  8. Dario ha detto,

    14 Gennaio 2009 a 11:58 pm

    Ho letto soltanto Ha-’aretz nella versione inglese, gli altri giornali e le tv non saprei. E Ha-’aretz non è che abbia grande seguito popolare in Israele. Alcuni suoi opinionisti, Gideon Levy in primis, sono molto molto critici e non sfigurebbero su “Il manifesto”.

    La gente? I do not know, non ho parlato con nessuno in Israele né con persone che sono state là di recente. Mi scuserai, mi scuserete, ma confesso di non star seguendo con molta attenzione quanto succede a Gaza.

    Ph.d, Firenze,”love is in the air”: Gaza non ha molto spazio in questa mia triade…

  9. arial ha detto,

    18 Gennaio 2009 a 8:52 pm

    Parroco di Gaza

    da Misna
    PADRE MUSALLAM ALLA MISNA: “CI STANNO UCCIDENDO, NELL’INDIFFERENZA DEL MONDO”
    “Io sono ancora vivo, ma la pace lo è sempre meno; rispetto all’ultima volta che ci siamo sentiti c’è più odio, più sofferenza, più distruzione; non c’è acqua, non c’è pane, non c’è cibo; c’è più paura, ci sono più aeroplani, carri armati, soldati, guerra, violenza e morte”: raggiunto dalla MISNA a Gaza, dopo tanti tentativi andati a vuoto nei giorni scorsi per il mancato funzionamento delle linee telefoniche, padre Manuel Musallam sintetizza così la guerra portata da Israele nella Striscia di Gaza e giunta ormai al suo 17° giorno. Lui, unico sacerdote cattolico della Striscia e parroco della chiesa della “Santa Famiglia”, vede la distruzione attorno a sé e vede, come lui stesso sottolinea, tanta poca verità sia da parte di Israele sia da parte della comunità internazionale che accusa di aver girato gli occhi da un’altra parte. “Trascorriamo notte e giorno con la paura di essere colpiti da una bomba israeliana, con un rombo continuo e fastidioso che non ci lascia mai in pace; i soldati di Tel Aviv distruggono tutto ciò che si regge in piedi, ordinano alla gente di uscire e abbattono le nostre case, una dopo l’altra; sono migliaia gli sfollati (25.000 censiti dall’Onu, almeno il triplo secondo stime di organizzazioni umanitarie, ndr), disperati nella disperazione più generale. I carri armati non sono ancora entrati nel cuore della città di Gaza, in questo momento si stanno accanendo sulla periferia da cui la gente è fuggita”. La voce di padre Musallam si alza di tono, a metà fra impotenza, delusione e rabbia: “Gli israeliani sostengono che i combattenti di Hamas si nascondono nelle moschee, negli ospedali e usano i civili come scudo umano? Io chiedo loro di dimostrarlo perché io stesso vado negli ospedali, visito le moschee e non vedo un solo combattente. Hamas è per strada, non si sta nascondendo; negli ospedali ci sono i 4000 feriti colpiti dall’artiglieria e dalle bombe israeliane. Ma non si tratta di persone ferite da proiettili, è gente che ha perso l’uso delle braccia, delle gambe, che ha parti del corpo completamente bruciate; quando questa guerra finirà, ci ritroveremo senza case, senza scuole, senza ospedali, senza infrastrutture e questi feriti saranno disabili che non potremo assistere e molti di loro sono solo bambini”. Per il sacerdote sentito dalla MISNA la guerra che sta conducendo Israele è un crimine di guerra le cui prime vittime sono i civili: “E’ facile dire che Hamas è dappertutto – continua – e intanto sommergerci di bombe, ucciderci con la scusa di una guerra contro terroristi; i veri terroristi sono gli israeliani e basterebbe contare i morti da una parte e dall’altra per vedere la verità. Il problema di Israele non è Hamas, è mantenere l’occupazione di queste terre e di questo popolo: ci stanno uccidendo, ma in realtà stanno uccidendo il futuro e la pace”. L’ultimo appello è rivolto alla comunità internazionale: “Perché – conclude padre Musallam – nel XXI secolo è ancora possibile che accadano cose del genere? Il mondo gira le spalle, si ostina a credere alla propaganda israeliana e forse anche a diffonderla. Io invece mi affaccio per strada e sento i lamenti delle donne, i pianti dei padri e delle madri, i singhiozzi di bambini che hanno perso tutto”.[GB]

    se vi interessa qui ho raccolto tutto il materiale
    http://frammentivocalimo.blogspot.com/2009/01/parroco-di-gaza.html

  10. Mattia ha detto,

    21 Gennaio 2009 a 5:36 pm

    Considerato che non tutti possono essere sul “teatro di guerra” (per fortuna, naturalmente), quello che piu’ mi ha preoccupato questa volta in Italia e’ la censura sistematica a qualsiasi voce pubblica anti-politica israeliana. Abbiamo rasentato un’informazione da regime… ho assistito a un dibattito mattutino tra Della Vedova e Morgantini (con lei molto commossa appena tornata da Gaza), ma in genere e’ stato un vero e proprio bombardamento mediatico che pensavo che un Qassam arrivasse anche qui a Marghera. E’ stato degradante, specie su radio e televisione pubblica. (Non tralascio il fatto che quei 4 briganti dei giornalisti RAI erano in vacanza durante lo scoppio della guerra a Gaza e tutto era naturalmente bloccato. Per dire, quello spazio a mezzanotte su Raitre, diretto da Mannoni o da Di Bella era sospeso perche’ questi erano a sciare… non toccate le vacanzine agli italiani.. una roba indecente). Beh insomma, allo stesso tempo giravano gli appelli delle varie universita’ italiane… io firmo il mio, tu firmi il tuo, io non firmo il tuo, etc etc. Naturalmente cose che non interessano nessuno e che incidono sulla situazione culturale e politica italiana quanto un’unghia sull’acciaio… Sul New York Times invece Rachid Khalidi (professore alla Columbia University) ha pubblicato un articolo (http://www.nytimes.com/2009/01/08/opinion/08khalidi.html), nonostante il giornale e l’autore abbiano visioni divergenti su Israele.
    Allora la domanda, specie per chi lavora nel campo, e’ capire come potere incidere con la ricerca e lo studio sulla realta’ di qui e d’ora (aldila’ di fantomatici appelli fatti circolare via email che sono autoreferenziali per definizione).


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