…e noi studianti studiati che facciamo?

Prendo spunto dall’ultimo commmento di Mattia al post precedente per scrivere questo post, perché credo che sia una domanda che bene o male ci poniamo tutti.

Quello della Columbia hanno organizzato una conferenza a inizio aprile eccone il blog : http://crisisstates.wordpress.com/

Due mie colleghe di lavoro hanno avuto l’idea di pubblicare un necrologio per Gaza sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung.  Non é niente di nuovo, ma é comunque un segno. Abbiamo scelto quel quotidiano, perché é conservativo e nazionale. Stiamo raccogliendo adesioni, vi faró sapere come procede.

Ho letto l’articolo di Khalidi e molti altri (grazie Rubi!). Molti professori si sono dichiarati contro questo conflitto, queste persone sono destinate a restare nel ruolo di Cassandra? E noi con loro? L’ Accademia resta un luogo elitario e in penombra?

Anna

1 Commento

  1. Dario ha detto,

    22 Gennaio 2009 a 7:14 pm

    E noi studianti studiati che facciamo? Ognuno fa il suo, mi viene da dire. Come dice Mattia nell’ultimo commento al post precedente, petizioni e appelli via email servono a poco e sono del tutto autoreferenziali.

    Il ruolo dell’università, qual è? Produrre informazione scientifica sull’argomento in questione, cioè il conflitto arabo-israeliano, stimolare dibattiti. Il convegno segnalato da Anna mi sembra un buon esempio di cosa può fare l’accademia in questi frangenti.

    Segnalo – avendone ricevuto notizia questa mattina – che studenti della SOAS-University of London e di altre università inglesi hanno occupato parti degli edifici dei rispettivi colleges in protesta contro quanto succede/è successo a Gaza.

    Poi, in conclusione, dirò una mia opinione: fare gli accademici engagés, è qualcosa che non sempre mi piace. Ognuno ha una propria opinione, ma non per questo deve buttarsi nella mischia e dire la sua. Cioé, a parte appelli, petizioni e convegni: che deve fare l’accademia? Fare ricerca, direi. Ma poi anche mi domando: chi legge quello che scrivono gli accademici? In genere, altri accademici. E ritorniamo all’autoreferenzialità.


Pubblica un Commento