Mohsin Hamid sul caso Allam

Il giornalista di origine egiziana Magdi Allam, vicedirettore del “Corriere della Sera”, si è convertito al cattolicesimo ed è stato battezzato da papa Benedetto XVI durante la veglia di Pasqua. Non me la sento di commentare o di dire alcunché sull’accaduto.

Credo che il pensiero di molti sia ben espresso, meglio di quanto possa fare io, dallo scrittore e intellettuale pachistano Mohsin Hamid, autore del bellissimo Il Fondamentalista Riluttante, romanzo che consiglio a tutti coloro che non l’abbiano già letto: “ci sono milioni di persone che senza abbandonare la loro fede si “convertono” a un mondo multireligioso, imparano a convivere con gli altri senza uccidersi. Non fa notizia, non finisce sui media, ma è così. Dovremmo essere molto sospettosi verso chi vuol farci credere a uno scontro “tra religioni”, viste come blocchi monolitici. Quando la paura che ha invaso il mondo dopo l’11 settembre, aggravata dalle immigrazioni di massa, recederà, capiremo che è così: se la Gran Bretagna batte a calcio la Francia, non è la vittoria di uno Stato sull’altro: è solo un calciatore inglese che ha buttato una palla in porta. Se un musulmano è battezzato dal Papa, non è la vittoria della cristianità sull’islam. Esagerare il simbolico è molto, molto pericoloso”.

L’intervista intera a Hamid la trovate qui.

Dario.

Viaggio semiserio nella politica (estera) italiana

Vorrei sottoporre ai lettori e alle lettrici di questo blog un semplice e intrigante quesito: chi voterete alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008? Voi direte: ma come, qui non si doveva parlare solo di Medio Oriente et similia? Sì, infatti. Infatti perché la mia domanda è: quanto le questioni di politica estera e mediorientale, dal conflitto israelo-palestinese, alla guerra in Iraq, al Libano, passando per le stravaganze di Gheddafi e le repressioni silenziose di Ben Ali in Tunisia, ebbene: quanto tutto questo influisce nel nostro voto politico?

Nel mio caso, tutto ciò influisce molto, soprattutto la questione israelo-palestinese e le valutazioni che ne traggono alcuni movimenti e partiti. A costo di provocare polemiche (magari! Visto che i commenti ai post languono…), dico che:

il Pdl ha candidato una specie di triade monoteista, vale a dire Fiamma Nirenstein (giornalista e scrittrice) nelle file di Jhwh, Suad Asbahi (presidente dell’Associazione Donne Marocchine in Italia) per Allah e Eugenia Roccella (portavoce del Family Day) per Nostro Signore Gesù Cristo. Poi, per non farsi mancare nulla, Berlusconi ha anche fatto salire sul suo carro un fascista, tal Ciarrapico. Aldilà dei pentimenti di Fini a Yad wa-Shem a Gerusalemme, aldilà della buona fede di Fiamma Nirenstein alla quale, nonostante tutto, voglio credere, aldilà di tutto: mi pare che il Pdl sul Medio Oriente, Israele etc. abbia sbagliato praticamente tutto o quasi. Per non dire dell’atteggiamento verso i migranti, a cominciare da quanto era successo mesi fa con l’omicidio della signora Reggiani a Roma e la conseguente “caccia al rumeno”.

Passiamo al PD. Tralasciando l’ormai notoria propensione anti-israeliana di Massimo D’Alema, che preferisce andare a braccetto con Hizballah tra le macerie di Beirut, tutto sommato la situazione non è così tragica come per il Pdl. A voler essere precisi, Veltroni non ha ancora ben chiarito la sua posizione in politica estera se non accennare con toni pacati e incomprensibili alle mediazioni che bisogna ricercare per arrivare alla pace nel mondo. Grazie. La scoperta dell’acqua calda. Anche qui poi, la “caccia al rumeno” mi pare sia abbastanza diffusa.

Sinistra Arcobaleno. Sono stato tentato dal votarla, poi ho letto il programma elettorale, dove la barriera di separazione tra Israele e Territori viene definita “Muro dell’apartheid” e mi sono cadute le braccia. Poi mi sono ricordato di Oliviero Diliberto, di Francesco Caruso e di Luisa Morgantini e ho deciso che, sebbene per altre questioni io sia un fedele seguace di Rifondazione Comunista e compagnia, quel che è troppo è troppo. Il muro (o barriera) non piace neppure a me, ma non è definendolo “dell’apartheid” che si risolvono i problemi che stanno dietro al muro, né i problemi israeliani né quelli palestinesi.

Udc di Casini: come diceva il Poeta: “non ti curar di lor/ma guarda e passa”. Io passo.

La Destra: peggio che andar di notte.

Altri candidati: mi pare esista un partito (cioé saranno quattro gatti ma comunque..) che si chiami Sinistra Critica ecologista, femminista etc., oggi ho sentito in tv la sua candidata che parlava di “lotta contro i capitalisti”. Se l’avessero lasciata parlare, avrebbe probabilmente citato col pugno chiuso “i compagni della Resistenza palestinese” e a quel punto avrei lanciato un piatto contro il televisore, ma per fortuna ho subito cambiato canale. C’era “Beautiful” su Canale 5.

Partito Socialista di Boselli: mi sembrano ragionevoli, una posizione europeista, riformista. Ma sono talmente piccoli che uno si domanda: “sarà il caso di votarli?”. Boh. Forse sì.

Insomma, il mio endorsement andrebbe (al momento) anche per questioni di politica estera al minuscolo PS. E’ un’opinione personale, della quale mi assumo l’onere e l’onore come si dice in questi casi. Quello che mi duole è che la politica estera (tranne ultimamente l’emergenza Tibet), così come i temi etici (coppie di fatto, omofobia, questione femminile, fecondazione assistita…) siano drammaticamente assenti dalla campagna elettorale. Tutti a parlare di liste, listini, di chi ha fatto questo e chi non ha fatto quello.

Come spesso mi succede, sono allibito.

Dario.

Passaggio in Yemen (1)

Come promesso, eccomi tornato sul blog per raccontarvi del mio recentissimo viaggio in Yemen: una settimana intensa tra Sana’a, ciò che resta dell’ebraismo yemenita e le antiche rovine sabee di Marib. Io, insieme con tre fantastiche compagne di viaggio, abbiamo viaggiato tra la capitale, dove avevamo l’albergo, e i villaggi a nord e nord-est di Sana’a, guidati da un simpatico autista yemenita, Ali, nostra guida durante le gite “fuori porta”.Sana’a è una città bellissima, davvero particolare e affascinante. Il suq e la medina, i palazzi antichi patrimoni dell’Unesco, caravanserragli ancora in funzione, ristorantini dove mangiare seduti per terra (e senza posate, che in Yemen non esistono o quasi). Per non dire dei villaggi vicini: Kaukaban, Shibam, Thula, borghi abbarbicati a quasi 3000 metri di altezza, pieni di bambini che ti chiedono con ansia “Sura, sura, sura, qalam…..” e tu da bravo turista fai loro una foto, gliela mostri sullo schermo della fotocamera. La bellezza del paesaggio (pur con i prodromi di qualche scempio all’ambiente: ad esempio una sfilza orrenda di tralicci dell’alta tensione nel bel mezzo della valle rocciosa da Sana’a a Marib), dei panorami, contrasta con l’estrema povertà e la sporcizia di molte cittadine. Bambini che vivono in mezzo alla strada, strade completamente dissestate, fogne a cielo aperto o pressappoco.Marib, a circa 300 km da Sana’a, è la città che circa 3000 anni fa fu la capitale del grandioso regno dei Sabei (da cui la regina di Saba). Oggi è un villaggio di poche case, in una delle zone più difficili e pericolose dello Yemen, soggetta a continue lotte tribali. La visita alla famosa diga di Marib e alle rovine sabee nel deserto avviene stando sempre scortati da un’auto della polizia, intorno alla città poi giravano tantissime jeep militari, camionette con mitragliere, persino un carro armato. Per non dire della quantità di fucili e armi che vedevi indosso agli uomini e ragazzini.Una cosa che mi ha molto colpito è che TUTTi e dico TUTTi masticano in continuazione questa specie di erba - droga leggera che è il qat. Da dopo pranzo fino a sera tutti sono sdraiati nei bar, nei negozi, nel suq, ovunque e masticano arrivando ad avere in bocca delle palle di qat di dimensioni inimmaginabili che rendono del tutto impossibile a me che già fatico con la lingua araba in situazioni normali, qualsiasi tipo di conversazione. Al contempo secondo noi il qat favoriva la contrattazione nel suq, quindi se volete fare shopping andate al mercato dopo pranzo quando i venditori sono già un po’ rintronati dalla masticazione e avrete prezzi più vantaggiosi.Poi le donne, TUTTE completamente velate con questi enormi veli neri che coprono tutto il corpo e lasciano visibili solo gli occhi. Quando vedevamo un volto femminile scoperto, pur circondato da una massa nera sui capelli e il resto del corpo, sembrava già chissa quale conquista. Una ragazza italiana, ex càcappelliana, che è lì alcuni mesi per lavoro ci ha spiegato che da dopo la 1a guerra del Golfo e poi ovviamente negli ultimi anni, in Yemen è in atto un deciso processo di radicalizzazione dell’Islam che prima, pur essendo sempre una società tradizionale e abbastanza conservatrice, era molto meno pressante. Si vede sui volti delle donne, si percepisce osservando la quantità di persone che il venerdì corrono verso la Grande Moschea per pregare, si sentiva nella rabbia e nel fervore coi quali i muezzin chiamavano alla preghiera: un adhan ben diverso dalle melodie maghrebine o dai richiami mistici di Gerusalemme.Dario.- Fine della prima parte -

Through the barricades (1)

Con piacere il nostro blog inizia a navigare in Rete. Ho esitato a scrivere ma, dato che la Roby ha ormai definitivamente “aperto le danze”, aggiungo anche la mia voce. Fino ad ora sono state postate segnalazioni di conferenze o eventi legati al Medio Oriente e a Israele/Palestina. Lo spazio che vorrei ritagliare per me su San Polo 2035 è piuttosto quello di stimolare un dibattito, proporre un’opinione (la mia) e suscitare reazioni in chi legge.

Noto con piacere, visto che sono e mi considero un ebraista, che l’argomento Israele/Palestina è molto gettonato. Ho navigato un pochino sui blog segnalati qui a latere. E mi permetto di fare alcune considerazioni:

1. sul blog di Kelebek si trova segnalato l’appello “Gaza vivrà”. Firmato da intellettuali e esponenti della famigerata “società civile”, in esso si paragona - a mio parere in modo del tutto inappropriato - la difficilissima situazione di Gaza ai campi di concentramento nazisti. Si fanno poi altre considerazioni su coloni israeliani “armati fino ai denti”. Ora, lungi da me difendere i coloni ma probabilmente una riflessione meno partigiana e più scientifica su chi sono e cosa fanno i coloni israeliani, sia quelli che erano a Gaza che quelli in West Bank, sarebbe auspicabile. Sarebbe bene riflettere meglio su che cos’è Gush Emunim, sulla differenza tra”religious settlers” e “economic settlers” e via discorrendo. Sui legami (se ci sono e quali sono) tra (ultra)ortodossia ebraica, ideologia della Grande Israele e la colonizzazione di Samaria e Giudea.

2. A luglio ero in Israele per alcune settimane per fare ricerche per la tesi di laurea specialistica. Ho incontrato, al di fuori delle mie ricerche che sono su tutt’altro argomento, parecchie persone che lavorano per UN, varie Ong, oltre che giornalisti italiani (sia tv che di carta stampata). Sono stato a Ramallah, ho incontrato un palestinese funzionario UNRWA, ho partecipato ad un’installazione artistica di fronte alla barriera di separazione ad Abu Dis. Ho incontrato israeliani attivisti di associazioni pacifiste che si battono per il rispetto dei diritti umani eccetera. Tutto questo preambolo per dire che se vogliamo parlare di conflitto israelo-palestinese, dobbiamo tener conto della grandissima varietà di aspetti che contiene al suo interno. Guardare sia ai palestinesi che agli israeliani in modo critico, senza pregiudizi di alcun genere.

Non esiste un’occupazione militare che sia più “umana” di un’altra, come con qualche ingenuità pensavano i leader israeliani subito dopo il ‘67. Ma neppure esiste giustificazione per le forme di terrorismo suicida contro civili israeliani. E non tiriamo fuori la storia che “se io vivessi in un campo profughi per 60 anni, non avrei nulla da perdere e mi farei saltare in aria”. Non è vero.

Insomma, proviamo tutti - ognuno col proprio percorso personale e culturale - ad andare “through the barricades” come cantavano vent’anni fa gli Spandau Ballet. Oltre le barricate, dentro le barricate. Perché è l’unico modo per offrire un contributo sostanziale ad un dibattito serio.

E così ho scritto il mio primo post.

Dario.