Circolo letterario berlinese

Ciao a tutti! Parlando con alcuni compagni di facoltá, é emersa una lacuna legata alle teorie letterarie: troppo spesso sentiamo nominare “postrutturalismo”, “teorie postcoloniali”, “postmodernismo”, “orientalismo” (e ormai anche “post orientalismo” ) e non sappiamo bene cosa ci sia prima di quel post. Cosí da un paio di mesi a questa parte ci troviamo ogni due/tre settimane e fino ad ora abbiamo discusso i seguenti temi:Strutturarlismo (De Saussure), Formalismo russo (sia in generale, sia nella persona di Vladimir Propp). Venerdí prossimo continuiamo con Levi Strauss e penso che entro fine luglio avremo discusso anche Barthes  (semiologia). Gli argomenti non vengono trattati usando la letteratura secondaria, ma partendo dalle fonti. Ognuno di noi ha scelto un autore a suo piacimento, ne ha letto le opere (quelle strettamente legate alla letteratura) e ha scelto quali brani presentare agli altri. Piú o meno una settimana prima dell’incontro riceviamo il testo originale da leggere che poi verrá discusso assieme agli altri, il “responsabile” dell’autore ne delinea la biografia e gli aspetti salienti all’inizio della seduta. Per illustrare il formalismo russo, una mia collega ha trovato l’analisi di una novella di Gogol da parte di un formalista, lei ci ha mandato la storia e ci ha poi spiegato il procedimento. Propp é ancora un tema aperto, perché vorremmo verificare se la struttura delle fiabe da lui individuata vale anche per quelle che non sono russe (verificheremo in “mille e una notte”, Italo Calvino e i fratelli Grimm).

La scelta degli autori (una lunga lista!) é avvenuta in base a suggerimenti di nostri compagni piú in lá con gli studi e piuttosti scafati in letteratura. Per ora siamo non piú di cinque o sei, ma c’é da dire che ci occupiamo di correnti che paiono ancora lontane dal magico mondo dell’orientalista contemporaneo (peró a me sembra che le teorie si costruiscano l’una sull’altra o l’una in risposta all’altra).

Trovandoci tra amici la discussione é meno timida che a lezione, ma a volte restano delle domande sospese nell’aria…e sta a ognuno di noi andare alla ricerca delle risposte!

Da Berlino (dove abbiamo lezioni fino al 19 luglio) é tutto. Spero stiate bene ovunque voi siate.

A nna

Ebrei, arabi, iracheni, mizrachim, israeliani?

Le mille e uno definizioni possibili per una diaspora ebraica oggi scomparsa, quella irachena, in un articolo di Ha’ Aretz. Come definire gli israeliani di origine irachena? Ebrei arabi, come suggerirebbe ad esempio la studiosa Ella Shohat? Israeliani tout court? Mizrachim, annullando però in questo modo le peculiarità che hanno rispetto agli ebrei egiziani, o marocchini, o yemeniti? E’ una domanda da un milione di dollari, anzi di shekel. Io non ho una risposta. Di sicuro so che la definizione di ebrei arabi mi è molto indigesta, come anche quella di mizrachim.

Chiamiamoli ognuno col proprio nome, forse è la cosa più semplice.

Dario.

Tutta salute

La signora palestinese Maryam Amasj, palestinese (e non israeliana come scrivono i talvolta demenziali giornalisti di “Repubblica”), ha appena compiuto 120 anni. Il segreto della sua longevità? Bere ogni giorno almeno un bicchiere d’olio d’oliva.

Auguri. Baraka allahu fiha (si dice così, vero?).

120

Dario.

Petizione contro la condanna a morte di due giovani omosessuali in Iran

Due giovani diciottenni iraniani, omosessuali, in questi giorni sono stati arrestati ed ora rischiano di essere condannati a morte dal regime fondamentalista rappresentato, tra gli altri, dal presidente Ahmadinejad.

Invito tutti a firmare questa petizione in aiuto di Hamzeh e Loghman.

Dario.

P.S. Ieri, Giornata della Memoria, ero a Firenze dove hanno conferito la laurea honoris causa a David Grossman. Momenti molto toccanti. Un saluto a tutti.

Appello per la costruzione di un monumento per gli immigrati morti e dispersi in mare

Ecco qui l’ appello lanciato da un’associazione di Lampedusa. Cosa ne pensate?

clikka qui 

Voi fate caso ai monumenti ?

A nna

Nadia Tuéni

Carissimi,

qui di seguito una poesia di un’autrice libanese, Nadia Tuéni, vissuta tra il 1935 e il 1983. Ne ho parlato in classe nell’ambito del corso sulla poesia politica. La mia presentazione si intitola “Women Poetry and Political Engagement” e dopo un’introduzione in cui ho raccontato come cambia il ruolo della donna quando il suo paese é in stato d’assedio, ho comparato due poetesse: Fadwa Tuwan, palestinese, e, appunto, Nadia Tuéni.

Secondo me si percepisce quando una poesia é scritta da una donna, perché racconta particolari e usa metafore che probabilmente ad un uomo sfuggono in un contesto simile…facciamo una prova, cosa vi colpisce in questa poesia?

A nna

How sad it is that often times

the image cuts short the word.

Flint against flint

two thoughts and their angle.

Those who have died are entitled

to a great black portrait

upon a blank wall,

to a New Year’s remembrance,

to the words of the living.

The gentle friend of yesterday,

stiletto heels and skirt blowing in the wind,

mingles  teardrop, with the sweat

of her new lovers.

Those who are dead have no scent of springtime.

Great birds rose up against the sky

at daybreak; and from lovers’ bodies,

slowly, morning dew  like a prayer.

War in Beirut.

 

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