ultimo stadio

L’ultimo stadio della rappresentazione della rivolta palestinese.

Dopo questo rimane solo un piccolo riquadro nei manuali di storia del liceo.

Sulle T-shirt di Urban Outfitters (vedi articolo Haaretz) ecco il giovane soldatino palestinese con kefiah e M-16 con la scritta “Victimized”. Dopo l’abbondanza di “kefie” alle manifestazioni della sinistra italiana (e quanto mi attiravano, comunque!) contro il ministro Moratti o Iervolino ecco un’ulteriore picconata data alla realta’ delle cose.

E tra l’altro 25 dollari non sono pochi.

Mattia

Ebrei, arabi, iracheni, mizrachim, israeliani?

Le mille e uno definizioni possibili per una diaspora ebraica oggi scomparsa, quella irachena, in un articolo di Ha’ Aretz. Come definire gli israeliani di origine irachena? Ebrei arabi, come suggerirebbe ad esempio la studiosa Ella Shohat? Israeliani tout court? Mizrachim, annullando però in questo modo le peculiarità che hanno rispetto agli ebrei egiziani, o marocchini, o yemeniti? E’ una domanda da un milione di dollari, anzi di shekel. Io non ho una risposta. Di sicuro so che la definizione di ebrei arabi mi è molto indigesta, come anche quella di mizrachim.

Chiamiamoli ognuno col proprio nome, forse è la cosa più semplice.

Dario.

Iran e omosessualità

Un reportage sull’omosessualità in Iran di Felix Cossolo, direttore della rivista gay “Clubbing”.

Dario.

Una giornata alla Fiera Internazionale del Libro di Torino

Da buon ebraista e bibliofilo, giovedì 9 maggio sono stato alla giornata inaugurale della Fiera Internazionale del Libro di Torino. Il tema di quest’anno è Ci salverà la bellezza, citazione dall’Idiota di Dostoevskji, e lo Stato ospite d’onore è - come ormai sanno anche i muri - Israele. Contestazioni, boicottaggi, una manifestazione prevista per sabato 11 maggio eccetera eccetera. Io vi racconto ciò che ho visto. Preciso che non ero mai stato alla Fiera del Libro.

Nonostante il sensazionalismo dei giornali, al Lingotto non c’era nessun contestatore inferocito e neppure qualcuno a distribuire volantini contro la presenza israeliana alla Fiera o cose del genere. Ho ascoltato l’ultima parte dell’intervento di Abraham Yehoshua, dopo essere corso giù dal treno e dall’autobus, aver schivato l’uscita in pompa magna del Presidente della Repubblica insieme all’augusta consorte e tutto l’entourage presidenziale. Yehoshua discuteva con Elena Loewenthal, che conoscerete come una delle principali traduttrici dall’ebraico all’italiano, nonché saggista e studiosa di ebraistica, e con Alessandro Piperno, scrittore romano autore del romanzo uscito nel 2005 per Mondadori Con le peggiori intenzioni (interessante, a me non è piaciuto moltissimo per quel che può valere il mio giudizio).


Da sx: Elena Loewenthal, Abraham Yehoshua con l’interprete, Alessandro Piperno.

Dopodiché ho girovagato per gli stand delle varie case editrici: fantastico. Libri ovunque, tutte le novità editoriali, un paradiso. Lo stand dello Stato d’Israele, di dimensioni abbastanza ridotte, era dedicato ad autori israeliani (i noti Yehoshua, Oz, Grossman, ma anche Meir Shalev, Appelfeld, Liebrecht, Michael, Keret e autrici meno conosciute come Sara Shilo, Zruya Shalev). Altre sezioni dedicate alla storia d’Israele e dell’ebraismo con testi di Benny Morris, Dan Segre. Infine due banchetti con l’opera omnia rispettivamente di Elena Loewenthal e Fiamma Nirenstein.


Lo stand dello Stato d’Israele.

Questi due banchetti mi hanno lasciato un po’ perplesso perché se da una parte rispondono a logiche commerciali ovvie e pubblicizzano due autrici ebree italiane che vendono, dall’altro lato mi è parso scorretto dal punto di vista metodologico farne uno dei punti di forza della zona dedicata allo Stato d’Israele. Infine una zona gadget con t-shirt, spillette, bandierine israeliane e vari depliants, e una zona shopping con i prodotti cosmetici, creme, shampoo derivati dai sali del Mar Morto (che ormai sono uno dei prodotti commerciali più noti di Israele). Lo stand a mio parere poteva essere curato meglio evitando cadute di stile e depliants che non avevano molto a che fare con la letteratura e la cultura israeliana. Inoltre, lo spazio dedicato ai testi in ebraico era pressoché inesistente e anche riguardo alla letteratura tradotta, mi sarei aspettato una scelta più ampia.

Nel pomeriggio sono incappato nella diretta del programma di Radio 3 Rai Fahrenheit, dove insieme al conduttore chiacchieravano il grandissimo scrittore israeliano Aharon Appelfeld, autore di romanzi splendidi e che consiglio a tutti, quali Badenheim 1939, e l’ebreo italiano Shlomo Venezia che partendo dal suo libro Sonderkommando Auschwitz, ha ricordato la sua esperienza nel campo di concentramento nazista.


Da sx: Aharon Appelfeld con la sua interprete, Shlomo Venezia e in piedi il conduttore di Fahrenheit, Marino Sinibaldi.

Infine, dopo una breve puntatina ad una conferenza sull’ebraismo italiano post-emancipazione del 1848 con Gadi Luzzatto Voghera e Fabio Levi, ho chiuso la giornata con la conferenza congiunta di tre scrittrici israelian recentemente tradotte in italiano: Zruya Shalev, Avirama Golan e Sarah Shilo (la prima pubblicata da Frassinelli, le altre due dalla benemerita Giuntina). Tre scrittrici quaranta/cinquantenni, molto attente ai problemi della vita di coppia, alla famiglia e che si sono rivelate l’antidoto migliore alla politica e alle ansie nazionali di Yehoshua.

Insomma, morale della favola: il boicottaggio mi è parso davvero insensato perché - vi assicuro - lo spazio dedicato a Israele è una minima parte del vastissimo programma della Fiera. Inoltre, la maggior parte degli scrittori sono interessati a discutere soprattutto di letteratura, di ciò che scrivono nelle loro opere, senza tornare in continuazione al conflitto israelo-palestinese come unico paradigma interpretativo dello Stato d’Israele.


Da sx: Zruya Shalev, Avirama Golan con l’interprete, Sarah Shilo.

Chiudo con una nota frivola e vi dico quali vips e meno vips ho incrociato. Tralasciando Giorgio Napolitano, mi sono imbattuto nella nostra Fiamma Nirenstein intervistata da Rainews24, in sua sorella Susanna (giornalista culturale de La Repubblica), in Susanna Tamaro seduta tra il pubblico di una conferenza, nel presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, nell’ambasciatore d’Israele Gideon Meir con la moglie (che era anche venuto per una conferenza l’anno scorso a Cà Cappello invadendo di poliziotti la calle che da Campo San Polo arriva al dipartimento).

Ho comprato cinque libri, prosciugando le mie finanze e sono tornato a casa con un lentissimo Intercity. Mi pare di poter dire che la letteratura abbia vinto sul boicottaggio e sulle contestazioni. Almeno per ora. Le foto che vedete sono mie.

Dario.

bashar al-assad

Dunque approfitto dell’invito fatto giorni fa e vado oltre i commenti, proponendo un “tema”.

Lo spunto e’ l’intervista a Bashar al-Assad pubblicata on line e immagino anche sulla versione cartacea de L’Espresso in non so quale numero.

Beh il problema principale di questa intervista e’ il fatto che questi leader parlano per 4/5 o anche di piu’ su questioni internazionali e solo per poco delle questioni interne. Si mostrano piu’ o meno illuminati sulle grandi questioni internazionali, per nascondere le magagne del loro paese. Un po’ per colpa del giornalista, un po’ perche’ da sempre - e specie nelle dittature come e’ quella siriana - si preferisce “fare i fighi” con la politica internazionale piuttosto che mettere in discussione le contraddizioni delle societa’ che si governano.

Sulla pace “offerta” nel titolo, poi, nessuna grossa novita’: la restituzione del Golan come base imprescindibile per un accordo ecc. ecc…. cose che gia’ si sapevano e che non cambiano una virgola (da qui il titolo sbagliato). L’unica novita’ al limite pare essere la Turchia che finalmente torna a guardare con interesse al mondo arabo, ma e’ una roba da geopolitici e non e’ che ne sappia molto. Comunque pare una novita’ positiva.

Su due cose invece mi fa imbestialire: primo quando dice: “L’amministrazione americana non ha alcuna credibilità. Non solo da noi, ma in nessuna parte del mondo. E nemmeno negli Stati Uniti, a giudicare dai sondaggi. Parlare di quello che dice Bush è una perdita di tempo. Sul nostro operato l’unico giudizio che conta è quello dell’opinione pubblica siriana” …mi chiedo come possa esprimersi “l’opinione pubblica siriana”! Non si rende conto il caro quasi oftalmologo di essere l’espressione di una gestione del potere clanico-clientelare che nulla ha a che fare con la idea moderna di “opnione pubblica”? Come fa a paragonare il “dibattito” siriano al dibattito americano?

La seconda e’ anche peggiore. Perche’ dapprima dice riguardo l’Iraq: “Il primo passo dovrebbe essere una conferenza che riunisca le varie fazioni per spianare la strada a una nuova Costituzione, con istituzioni pubbliche solide, su basi laiche e non confessionali.” E qui siamo d’accordo: fa parte dei rimasugli dell’orgoglio Baath, in Iraq come in Siria: aver cercato di costruire un paese a prescindere dalle appartenenze confessionali. Riconosco che l’idea e’ giusta ma ricordo anche che in Iraq come in Siria le basi “laiche e non confessionali” dello stato sono state imposte con la forza e la repressione e non sono cosi’ sicuro che qualora anche in Siria dovesse venir meno l’attuale regime la societa’ non si sfalderebbe su linee confessionali. L’Iraq mi sembra abbia dimostrato che il senso di appartenenza allo stato sia tutta da verificare in caso di crisi. Non venderei la “diversita’ siriana” prima di averla davvero provata.

Ma il bello viene dopo quando in nome dell’anti-israelianismo il presidente siriano arriva a dire (la domanda verteva su un’eventuale rinuncia a sostenere Hamas e Hezbollah): “Sarebbe una pretesa assurda e non si farebbe più la pace. Come reagirebbe Israele se noi chiedessimo la rottura delle sue relazioni con gli Stati Uniti? I negoziati debbono svilupparsi nel rispetto della piena reciprocità. La Siria resta fermamente convinta che né Hamas né Hezbollah siano organizzazioni terroristiche. Per la semplice ragione che non uccidono civili. Sono movimenti che difendono la loro terra.”

Ora a parte l’equazione ardita della prima parte della risposta, colui che invoca laicita’ in medio oriente arriva a dire che Hamas e Hezbollah “sono movimenti che difendono la loro terra”. Su questo non c’e’ dubbio: davanti a un’occupazione questi movimenti reagiscono o provano a farlo; ma manca un pezzo nella risposta! Hamas e Hezbollah hanno anche visioni e progetti per le societa’ arabe che confliggono apertamente con la tradizione di cui Assad e’ erede.

Il panarabismo e’ morto da anni e allora ci si inventano questi tentativi patetici che si basano solo e soltanto sull’opposizione alla aggressivita’ israeliana. Invece che discutere un modello per le societa’ arabe del levante, ancora si preferisce giocare al gatto con il topo con Israele.

Mattia

Roma e Gerusalemme: Fiamma Nirenstein e la destra italiana

Ha’ Aretz pubblica oggi un’intervista a Fiamma Nirenstein, neoeletta deputata al parlamento nelle file del Popolo della Libertà. Tra i molti commenti dell’intervistatore, si legga con attenzione questo:

Berlusconi, the avowed capitalist and most avid pro-American in Europe, on the one hand, the Lega Nord (Northern League) with its wild incitement on the other, and then Fini and his former neo-facist party. Angela Merkel and Nicolas Sarkozy almost seem like communists in comparison to this bunch.

Ecco. Che dire? Non so se ciò corrisponda all’idea che hanno la maggioranza degli israeliani (che probabilmente, e come dar loro torto, sono molto poco interessati alla politica interna italiana). E’ un fatto che una certa Israele, intellettualmente colta, liberale di sinistra e riformista, che legge Ha ‘Aretz, ascolta le parole di pace di David Grossman, questa Israele è un tantino schifata dall’esito delle nostre elezioni.

Poi, un secondo ed ultimo commento. Nirenstein, pur vivendo in Israele e lavorando come corrispondente da Gerusalemme da molti anni, nonostante sia di origine ebraica, ha preferito non prendere la cittadinanza israeliana. Scelta legittima e personale. Perché? Risposta:

She did not obtain Israeli citizenship because she thought an Israeli passport would hinder her in her work, but aside from that, she also thinks that “every Jew in the world is an Israeli even if he’s not aware of it. Anyone who doesn’t know it is making a big mistake.”

Ogni ebreo del mondo è un israeliano anche se non ne è consapevole? Siamo fermi a questa logica post-guerra del ‘48? E questa sarebbe la deputata che, a suo dire, porterà avanti la causa d’Israele in parlamento? Ho molto rispetto per le opinioni di Fiamma Nirenstein e in alcune cose sono certo che sono anche d’accordo con lei. Però, di fronte a queste dichiarazioni io cado dal pero. Ragioniamo un momento: in Israele ci sono cittadini non ebrei (arabi con cittadinanza, arabi senza cittadinanza, russi di lontana ascendenza ebraica ma che non si definiscono ebrei, filippini, thailandesi etc. tutti senza cittadinanza né con la possibilità - al momento - di ottenerla). Per quale ragione un ebreo che vive bel bello a Roma o a Parigi, è più israeliano di loro? Non mi pare che il modo migliore per affrontare i problemi di Israele sia fossilizzarsi su una logica inattuale, cercando alleanze con una destra italiana populista e in alcuni casi (post)fascista. A me che Gianfranco Fini sia stato a Gerusalemme non importa un bel niente, perché sono fermamente convinto che la base del suo partito sia ancora legata a rituali e ideologie vicinissime al MSI e che conservi una concezione giustificatoria e benevola del fascismo.

Nirenstein ha fatto una scelta a mio modo di vedere sbagliata. Ed è sbagliata non perché un ebreo italiano non può essere di destra. Questa è ovviamente una scemenza. Ma non può essere di questa destra, quando giustifichi il suo stare in quella parte politica con la spiegazione che solo da lì si possono difendere le ragioni di Israele. La sinistra (non tutta, ma quasi) ha svenduto Israele alla destra, lasciando proliferare le idee - diverse ma unite da un unico comun denominatore - di Magdi (Cristiano) Allam, di Fiamma Nirenstein, di Oriana Fallaci. Che tra i più vivaci sostenitori di Israele oggi vi sia appunto Gianfranco Fini, a me fa spavento. Oltretutto perché non è certo una difesa ad oltranza ciò di cui Israele ha bisogno.

Da ultimo, agli occhi dell’elettorato passerà (è già passato?) il messaggio che gli ebrei italiani sono rappresentati da Fiamma Nirenstein, quando invece non è così. Che vi sia un deputato di origine ebraica in parlamento è un fatto positivo (peraltro già ce n’erano anche nella precedente legislatura e fin dai tempi gloriosi dell’Assemblea costituente con il comunista Umberto Terracini). Ma non prendiamo le idee di Nirenstein come le idee dell’ebraismo italiano. Nirenstein rappresenta se stessa e le persone che l’hanno votata. Il problema, e concludo, non è tanto (o non solo) il fatto che Nirenstein sieda accanto ad ex fascisti (perché già penso a chi direbbe: “eh, ma di là sono comunisti!”), ma che le idee su ad es. immigrazione, omosessuali, laicità dello Stato della destra italiana siano figlie di un’ideologia conservatrice, a tratti xenofoba che qualunque cittadino, ebreo o cattolico o valdese o quant’altro, figlio della Resistenza (quale è Nirenstein), dovrebbe aborrire. E’ inutile che ogni volta che uno farà il saluto fascista ad un comizio o quando la Lega Nord avrà parole di fuoco contro gli immigrati, è inutile che Nirenstein prenda (e sono certo che lo farà) le distanze. Non si può fare della difesa di Israele il proprio programma politico. Perché non si ragiona su una politica estera mediterranea, israeliana ed europea, col supporto di Stati arabi volenterosi? E’ una prospettiva ben più difficile delle facilonerie anti-musulmane della destra, ma forse sarebbe auspicabile provarci. Poi: contenta lei, contenti tutti.

Questo, lo dico di cuore, non vuole essere in alcun modo un post contro Fiamma Nirenstein che, ripeto, per certi versi è una persona che stimo. Le mie sono soltanto le parole inquiete di chi davvero non riesce a capire certe scelte, soprattutto quando sono compiute da persone che tutto sommato sono più vicine a noi di molte altre.

Colgo l’occasione per augurare una felice Pesah. Hag Sameakh a tutti/e!

Dario

Chiuso per lutto

Sanpolo 2035 oggi è chiuso per lutto. Niente fiori, ma opere di bene. Ne avremo bisogno tutti.

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